Nibiru il pianeta fantasma – le presunte prove di Zecharia Sitchin in una traduzione di Erich Ebeling

Come nel mio precedente articolo:

Nibiru il pianeta fantasma – le presunte prove di Zecharia Sitchin nel testo di Campbell Thompson

in questa sede andrò ad esaminare una delle presunte prove di Sitchin riguardo la conoscenza in Mesopotamia di un pianeta di nome Nibiru, questa ulteriore prova Sitchin crede di averla trovata in un tavoletta tradotta da Erich Ebeling:

«Particolarmente interessante, dal nostro punto di vista, è un testo di una trentina di righe, scritto in caratteri cuneiformi in miniatura su entrambe le facce di una tavoletta d’argilla lunga sì e no un paio di centimetri. Fu scoperto ad Assur, ma la profusione di parole sumeriche nel testo accadico non lasciano dubbi sulla sua origine sumerica. Il Dr. Erich Ebeling concluse che si trattava di un inno recitato nella Casa dei Morti, e perciò lo incluse nella sua magistrale opera (Tod und Leben) su morte e risurrezione nell’antica Mesopotamia.» – Pianeta degli Dei

Altrove Sitchin definisce il contenuto della suddetta tavoletta:

«…uno strano testo che si trova su una tavoletta parzialmente danneggiata, catalogata come Ashur-13955» – Guerre Atomiche al Tempo degli Dei

La tavoletta di Ebeling fu rinvenuta ad Assur, precisamente nella sito denominato House of the Exorcist (Casa dell’Esorcista). La tavoletta meglio conosciuta come Assur 13955fx fu tradotta da Ebeling nel 1931, la traduzione non venne eseguita direttamente dal reperto originale ma da una sua fotografia:

ebeling24

Erich Ebeling – Tod und leben nach den vorstellungen der Babylonier, 1931, p. 24

Traduzione: «Il testo che segue l’ho preso da una fotografia del Museo di Berlino. Essa è stata fatta sull’originale trovato in uno scavo ad Assur, le sue dimensioni sono di 2 x1,8 centimetri (!!). È chiaro da questa affermazione che i segni cuneiformi nella fotografia sono microscopici e possono essere letti solo con grande difficoltà. La seguente trascrizione deve quindi essere considerata solo come preliminare.»

Nel 1941 Gerhard Meier produsse una traduzione della tavoletta più precisa, la tavoletta risultò essere un commentario del UDUG HUL, in accadico Utukkū Lemnūtu (spiriti cattivi), la più grande collezione di scongiuri bilingui a noi giunta, riguardo la tavoletta W. G. Lambert nel suo articolo An Address of Marduk to Demons. New Fragments del 1960 scrisse:

«Il lavoro di R. Frankena sull’archivio Istanbul Assur ha portato a importanti risultati per il commentario. Finora questo commentario è stato conosciuto solo da fotografie difficile, ma ora Frankena ha identificato e copiato l’originale (A 163) [=Assur 13955 fx ] (…) Lo scrivente desidera ringraziare Frankena per il suo spirito di generosa cooperazione nel permettere di utilizzare qui le sue copie (pl. XXVI).» – p. 114

Dopo quasi trent’anni si ebbe finalmente a disposizione una copia precisa del commentario, ma a quanto pare Sitchin preferì non avvalersi degli aggiornamenti pubblicati successivamente alla traduzione di Ebeling del 1931.

Ricordo che la tavoletta Assur 13955 fx riporta solo una parte del testo di un commentario ben più cospicuo, infatti Markham Judah Geller nel suo Melothesia in Babylonia: Medicine, Magic, and Astrology in the Ancient Near East, riporta la traslitterazione della tavoletta Assur 13955 gt che risulta essere una copia più lunga del commentario, in esso infatti possiamo ritrovare per intero il testo presente nella tavoletta Assur 13955 fx.

Per chi vuole può trovare il testo traslitterato della tavoletta Assur 13955 gt e le copie manoscritte di Frankena della tavoletta Assur 13955 fx al seguente link

Prima di riportare la mia traduzione del testo di Ebeling voglio fare alcune precisazione. L’abbreviazione Desgl. presente nel testo sta per desgleichen che significa: “parimenti”, “ugualmente”, “così pure”, essa va a tradurre il termine KIMIN, Geller lo traduce con la parola inglese Ditto che equivale al nostro “idem”. Qualcuno giustamente si chiederà ma “parimenti” o “ugualmente” a cosa? La risposta c’è la da Geller secondo il quale il commentario va appunto a commentare i seguenti versi della Tavola 11 dell’UDUG HUL:

61 I am Asalluḫi, who is clothed with splendour, filled with terror,
62 I am Asalluḫi, wearing a tiara, whose radiance is adorned with awe,
67 I am Asalluḫi, who daily picks on what the people say,
68 I am Asalluḫi, whose rays light up the lands,
71 I am Asalluḫi, whose weapon is a fierce flood,
80 I am Asalluḫi, who, like the sun, looks over the lands.
82 I am Asalluḫi, who purges the righteous and the wicked in the river.

35 I am Asalluḫi, who saves the defeated, takes the hand of the fallen,
45 I am Asalluḫi, who does not speak in the place of blasphemy, am I,
47 I am Asalluḫi, who was created by his own decree, am I,
49 I am Asalluḫi, the holy god, who sits in radiance, am I,
50 I am Asalluḫi, who is blessed in Eugga, am I,

Vediamo quindi che KIMIN (idem) va a sostituire la frase “Io sono Asalluḫi”, di conseguenza per una migliore comprensione del testo ogni volta che leggiamo idem dovremmo sostituirlo con “Io sono Asalluḫi

Di seguito è riportata un immagine con la traslitterazione e la traduzione eseguite da Ebeling presa dal suo libro Tod und leben:


testo-web

Erich Ebeling  – Tod und leben nach den vorstellungen der Babylonier, 1931, pp. 24-26

Traduzione del testo tedesco di Ebeling

Fronte

1)..šilig-lú-dug, che è tutto Splendore, pieno di …
2) è il Nome del Signore, dal 2 (?) Mese fino all’Addaru dell’Acqua [fino a quando l’acqua di Addaru]…
3) Lahmu si è vestito, Anu il…
4) Secondo: Il Nome del Mašmašu …

5) Idem: La Corona, che è carica di Splendore (e) Terribile
6) (Idem:) che nelle carceri come criminali con la pelle (e) rosso (?) ferita
7) (?) È preso, è s[opraffatto (?)],
8) Idem: Ogni giorno di fronte Labbu brucia,

9) d. h. (?), egli parla alla luce.
10) Idem: la sua lucentezza ha illuminato paesi.

11) Come chi decide (?) in mezzo al sole parla MES.
12) Idem: la cui arma è il furioso abûbu: è un Dio, che uccide il male, è la sua arma.

13) Idem: Come il sole si affaccia sui paesi: Šamaš (è (?)) il suo Dio …
14) Oppure: Giorno (è) sole; Mese (è) sole-Šulpa(kun)e .
15) Idem: Al fiume purifica il giusto e l’empio, e “due montagne” ha legato

Resto non comprensibile

Retro

1) Colui che grazia chi è legato, che afferra le mani di chi è caduto,
2) che dona il seme delle erbe, che crea l’umanità,
3) il cui nome non si nomina nel luogo dei cocci sono io…il “Signore,
4) che alla festa dell’Akîtu siede in mezzo a Tiâmat [al mare?]

5) In secondo luogo, la cui tomba nella casa del lutto nessuno si avvicina(?)
6) In terzo luogo, il seme dei figli di Babilonia,
7) dove qualcuno non giura sulla stella SAG-ME-GAR,
8) Idem: che ha fatto bruciare, io sono. ‘

9) Quindi ……………..13 giorni al Signore…
10) In secondo luogo: al mattino (egli è) stato santificato, viene chiamato Anšar,
11) che la bocca indica gridando(?) (è) così (?) : “Nibiru e MES con 4 sue teste!»
12) IM.KU.GAR.RA …… sdraiato sul letto: il [

13) IM (chiamato) anche: Nîbiru (chiamato) IM.KU.GAR.RA.
14) Idem: Il Dio santo, che dimora nella gloria, io sono.

15) [ME] (chiamato) Cielo; LAM (chiamato) Terra: abita in cielo e in terra, il dio protettore (?).

Dal colofone quanto segue:

che abito nella casa della morte, io sono; che vi abito…


Passiamo adesso ad esaminare quanto afferma Sitchin sulla tavoletta in questione:

Sitchin: «Se [la tavoletta] la esaminiamo più da vicino, scopriamo che la composizione “invoca i nomi” del Signore Celeste, il Dodicesimo Pianeta, e spiega il significato dei suoi vari epiteti mettendoli in relazione con il passaggio del pianeta nel luogo della battaglia con Tiamat – un passaggio che provoca il Diluvio! Il testo comincia annunciando che, malgrado la sua forza e la sua grandezza, il pianeta (“l’eroe”) ruota comunque attorno al Sole. Il Diluvio era l'”arma” di questo pianeta.

Sua arma è il Diluvio;
Dio la cui arma porta morte ai malvagi.
Supremo, Supremo, Unto…
Che, come il Sole, attraversa le terre;
persino il Sole, suo dio, egli spaventa.»

Commento: La parte del testo riportato da Sitchin dovrebbe corrispondere al seguente:

«Idem: la cui arma è il furioso abûbu [= inondazione, diluvio]: è un Dio, che uccide il male, è la sua arma.
Idem: Come il sole si affaccia sui paesi: Šamaš (è (?)) il suo Dio …»

Ma chi è il “Signore Celeste” che Sitchin identifica col suo ipotetico “Dodicesimo Pianeta”? Se consideriamo quanto abbiamo già detto è cioè che idem va sostituito con “Io sono Asalluḫi” la risposta è bella che data.

Asarluhi o Asalluḫi era il figlio di Enki/Ea, un dio di incantesimi e magia, a volte Marduk assume la sua identità, purtroppo l’etimologia e il significato del suo nome non sono ancora chiari:

«AsarluhiOriginariamente il dio di Kuara, un villaggio vicino Eridu, Asarluhi venne associato con Enki (il dio di Eridu), con conoscenze magiche, la speciale protezione di Enki. Asarluhi fu considerato come il figlio di Enki e Damgalnuna, e quando a Marduk fu inoltre accordato il titolo di figlio di Ea (il nome accadico di Enki) fu naturale per Asarluhi essere assorbito nella personalità di Marduk. Un inno del periodo antico babilonese si indirizza ad Asarluhi come la prova del fiume, come figlio primogenito di Enki e come Marduk. Nella tradizione magica babilonese Asarluhi è usato come un nome alternativo per Marduk in incantesimi e preghiere.» – Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia, p. 36 (cfr. link)

In effetti Asalluḫi risulta uno dei cinquanta nomi che gli dèi diedero a Marduk, questo lo possiamo leggere come vedremo più avanti nell’Enuma elish altrimenti conosciuta come Epica della creazione.

Sitchin: «Invocando il pianeta con il suo “primo nome” – che, purtroppo, è illeggibile – il testo descrive il passaggio vicino a Giove, verso il luogo della battaglia con Tiamat:

Primo nome:…
tu che schiacciasti la banda circolare
e dividesti in due l’Occupatrice, riversandola fuori.
Signore, che al tempo di Akiti
riposi nel luogo della battaglia di Tiamat…
Il cui seme sono i figli di Babilonia;
tu, che non puoi essere allontanato dal pianeta Giove;
e che con il tuo fulgore potrai creare.»

Commento: I versi citati da Sitchin sembrano i seguenti:

«Colui che grazia chi è legato, che afferra le mani di chi è caduto,
che dona il seme delle erbe, che crea l’umanità,
il cui nome non si nomina nel luogo dei cocci sono io…il “Signore,
che alla festa dell’Akîtu siede in mezzo a Tiâmat

In secondo luogo, la cui tomba nella casa del lutto nessuno si avvicina(?)
In terzo luogo, il seme dei figli di Babilonia,
dove qualcuno non giura sulla stella SAG-ME-GAR,
Idem: che ha fatto bruciare, io sono.»

La traduzione di Sitchin risulta alquanto fantasiosa, egli aggiunge frasi tipo “tu che schiacciasti la banda circolare e dividesti in due l’Occupatrice” non presenti nel testo, inoltre inserisce un terzo soggetto alla seguente frase:

Il cui seme sono i figli di Babilonia;
TU, che non puoi essere allontanato dal pianeta Giove;

Secondo Sitchin questi versi descrivono il passaggio di Nibiru vicino a Giove, purtroppo per lui non è così, a dimostrarlo basterebbero le sole parole di Ebeling ma volendo fare di più possiamo controllare direttamente il testo cuneiforme:

giove-7-8

Possiamo tradurre i suddetti versi nel seguente modo:

In terzo luogo: in riferimento agli abitanti di Babilonia quando non giurano su Giove.

Sitchin: «Continuando il suo percorso, il Dodicesimo Pianeta è chiamato SHILIG.LU.DIG (“potente capo dei gioiosi pianeti”). Ora si trova nel punto più vicino a Marte:

«Dallo splendore del dio [pianeta] Anu, il dio [pianeta] Lahmu [Marte] è rivestito».

Quindi scatena il Diluvio sulla Terra:
Questo è il nome del Signore
che dal secondo mese al mese Addar
aveva fatto avanzare le acque.

Se analizziamo bene i nomi che il testo presenta, ne otteniamo importanti informazioni relative al calendario. Il Dodicesimo Pianeta oltrepassava Giove e si avvicinava alla Terra “al tempo di Akiti“, quando cominciava il Nuovo Anno mesopotamico. Al secondo mese si trovava già molto vicino a Marte; quindi, “dal secondo mese al mese Addar” (il dodicesimo mese) scatenò il Diluvio sulla Terra. Tutto ciò trova una perfetta corrispondenza nel racconto biblico, secondo il quale «le fontane del grande abisso proruppero» il 17° giorno del secondo mese. L’arca andò a posarsi sull’Ararat nel settimo mese; nel decimo cominciarono a vedersi altre zone di terraferma, e il Diluvio terminò nel dodicesimo mese, poiché si dice che fu nel “primo giorno del primo mese” dell’anno successivo che Noè aprì la porta dell’arca.»

Commento: Sitchin come per l’Enuma elish pensa di leggere il testo di questo commentario come un “enunciazione di eventi cosmologici”, e quindi scrive:

«Dallo splendore del dio [pianeta] Anu, il dio [pianeta] Lahmu [Marte] è rivestito».

Visto che secondo Sitchin il dio Anu è da identificare col pianeta Urano e il dio Lahmu con il pianeta Marte la frase la possiamo sintetizzare in questo modo:

«Dallo splendore di Urano, Marte è rivestito».

Purtroppo su come lo “splendore” di Urano possa aver rivestito Marte Sitchin tace, la cosa non ci meraviglia visto che egli non ha saputo giustificare un altra sua “perla” interpretativa:

«Ea «tracciò una mappa fedele dell’universo» e «gettò un incantesimo divino sulle acque primordiali» del sistema solare. Quale fu questo “incantesimo”, questa forza che Ea (il pianeta Nettuno, che era allora il più esterno di tutti) avrebbe esercitato mentre ruotava attorno al Sole e girava intorno a tutti gli altri pianeti? È possibile che la sua orbita attorno al Sole abbia influito sul magnetismo del Sole stesso e quindi sulle sue emissioni radioattive? Oppure fu Nettuno stesso a emettere, fin dalla sua creazione, forti radiazioni di energia? Qualunque sia stato l’influsso del pianeta, il racconto epico lo paragona all’atto di “versare il sonno” – con un effetto, quindi calmante – su Apsu (il Sole).»

Non troverete un esperto in astrofisica o fisica planetaria che dia una spiegazione scientifica alle bizzarre interpretazioni di Sitchin, qualcuno potrebbe dire che la scienza non riesce a trovare la spiegazione a tutto quindi anche alle teorie di Sitchin, allora mi chiedo: se questi avesse letto nei testi sumeri che c’erano alcuni “asini che volavano”, il problema sarebbe scientifico o interpretativo?

La risposta per me è ovvia ma sono sicuro che qualcuno giustificherebbe l’assurda interpretazione con un improbabile esperimento genetico fra un aquila ed un asino!

Andando avanti nell’analisi vediamo che all’ “esperto” Sitchin sembra sfuggire il fatto che il nome SHILIG.LU.DIG od ASAR.LU.DUG era il vecchio modo di traslitterare il nome del dio Asarluhi, i termini SHILIG e ASAR risultano essere due diversi modi di traslitterare lo stesso segno cuneiforme:

asar-silig

Fonti: link 1, link 2

Come detto in precedenza Asarluhi risulta essere uno dei cinquanta nomi che gli dèi diedero a Marduk, a titolo di esempio possiamo citare il verso VI, 147 dell’Enuma elish o VI, 125 per le versioni più vecchie, dove possiamo vedere come il nome del dio viene diversamente traslitterato:

Langdon: Asarludug is his name which his father Anu called him.
Furlani: Šilig-lu-dug è il nome col quale suo padre Anu lo chiamò
Lambert: Asalluḫi is the name by which his father Anu called him
Talon: Asalluḫi, c’est le nom dont l’a nommé père Anu.

Ad oggi le lettura del nome del dio con Asarluhi e Asalluḫi sono le più accreditate.

Tornando all’interpretazione che Sitchin da al commentario leggiamo che il Dodicesimo Pianeta alias Nibiru al tempo del capodanno Mesopotamico Akiti aveva oltrepassato Giove per avvicinarsi alla Terra, e:

Al secondo mese [Nibiru] si trovava già molto vicino a Marte; quindi, “dal secondo mese al mese Addar” (il dodicesimo mese) scatenò il Diluvio sulla Terra. Tutto ciò trova una perfetta corrispondenza nel racconto biblico

In effetti il racconto biblico riporta che dall’inizio del Diluvio all’uscita dall’Arca di Noè passo giusto un anno, ma volendo seguire il ragionamento di Sitchin esiste la suddetta “similitudine” tra la tavoletta tradotta da Ebeling e il racconto biblico? La risposta è no.

Purtroppo la dicitura “secondo mese” è sbagliata, in seguito grazie ad una migliore lettura del testo cuneiforme si è visto che vi è scritto “Šebaṭ” il nome dell’undicesimo mese dell’anno, ma andiamo per ordine analizzando bene i fatti partendo dalle parole di Ebeling:

ebeling-sebat

Traduzione dal tedesco:

è il Nome del Signore, dal 2 (?)b Mese fino all’Addaru dell’Acqua

Ebeling nella nota b scrive:

Il numero non si accorda bene; ma non riesco a leggere altro

Qui vediamo che lo stesso Ebeling non concorda con la traduzione “secondo”, questo perché non riesce a leggere correttamente la tavoletta per i motivi che lui stesso ha esposto all’inizio dell’articolo. Dieci anni dopo Gerhard Meier col suo articolo Ein Kommentar zu einer Selbstprädikation des Marduk aus Assur ripropose una migliore traslitterazione e traduzione della tavoletta Assur 13955 fx, Meier tradusse il suddetto verso nel seguente modo:

meier-sebat

Traduzione dal tedesco:

A causa del Signore, che da Sebat fino ad Adar…

Se andiamo a controllare il testo cuneiforme notiamo che Meier traslittera correttamente con ITU.ÁŠ anche se oggi si preferisce farlo con ITI.ZÍZ, il significato comunque è sempre lo stesso cioè l’undicesimo mese Šebaṭ o Šabāṭu:

sebat

Quindi la fantasiosa affermazione di Sitchin di una “perfetta corrispondenza” del testo della tavoletta col racconto biblico viene smentita dalla corretta traduzione della tavoletta.

Sitchin: «Passando alla seconda fase del Diluvio, quando le acque cominciarono a calare, il testo chiama il pianeta SHUL.PA.KUN.E.

L’eroe, il Signore che sorveglia,
che raccoglie tutte le acque,
che con le acque zampillanti
purifica il giusto e il malvagio;
che nella montagna a due cime
fermò il…
pesci, fiume, fiume; e l’alluvione si placò.
Tra le montagne, su un albero, un uccello si posò.
Il giorno che… disse

Sebbene alcune righe siano troppo danneggiate per essere leggibili, è evidente la corrispondenza con il racconto biblico del Diluvio e con le fonti mesopotamiche: l’inondazione è cessata, l’arca si è fermata sulla montagna a vette gemelle; fiumi d’acqua scendono dalle montagne e vanno a riversarsi negli oceani; cominciano a vedersi i pesci; un uccello viene mandato in perlustrazione fuori dall’arca. La punizione di Dio era finita.»

Commento: La citazione dovrebbe corrispondere ai seguenti versi di Ebeling:

«Oppure: Giorno (è) sole; Mese (è) sole-Šulpa(kun)e .
Idem: Al fiume purifica il giusto e l’empio, e “due montagne” ha legato

Resto non comprensibile»

Sitchin ha pensato bene di arricchire la citazione con frasi che richiamano il testo biblico ma assolutamente non presenti nel testo.

Riguardo il termine SHUL.PA.KUN.E, sembra che Sitchin non comprenda quello che scrive Ebeling, il quale traslittera il suddetto nome nel modo seguente: šul-pa(kún)-e. Ebeling ha messo tra parentesi una lettura alternativa meno probabile del segno cuneiforme PA cioè kún, quindi quando si legge il nome o si usa PA o kún non entrambi come fa Sitchin. Per chiarire riporto di seguito sia i segni cuneiformi del nome presente sulla tavoletta, sia la relativa traduzione di Ebeling e Meier:

sulpae

Aggiungo che Sitchin nello stesso libro attribuisce il nome Šulpae al pianeta Mercurio, anni dopo nel suo libro Il Giorno degli Dei cambia ulteriormente idea attribuendolo a Saturno:

Sitchin 1

Sitchin: «Il Dodicesimo Pianeta aveva oltrepassato il suo “crocevia”; si era avvicinato alla Terra e aveva cominciato ad allontanarsi, accompagnato dai suoi satelliti.

Quando il sapiente griderà: “Alluvione!” –
È il dio Nibiru [“Pianeta dell’Attraversamento”!;
è l’Eroe, il pianeta a quattro teste.
Il dio che ha per arma la tempesta che inonda
si volterà indietro
e scenderà al suo luogo di riposo.

(Il pianeta, dice il testo, allontanandosi riattraversò poi la traiettoria di Saturno nel mese di Ululu, il sesto mese dell’anno.)»

Commento: I versi corrispondenti alla tavoletta dovrebbero essere i seguenti:

«che la bocca indica gridando(?) (è) così (?) : “Nibiru e MES con 4 sue teste!»
IM.KU.GAR.RA …… sdraiato sul letto: il [
IM (chiamato) anche: Nîbiru (chiamato) IM.KU.GAR.RA.
Idem: Il Dio santo, che dimora nella gloria, io sono.»

La seguente traduzione di Ebeling:

Nibiru e MES con 4 sue teste!

risulta errata, Geller la traslittera correttamente nel seguente modo:

d ne-bi-ru : d MES ša ana ra-ma-ni-šu DU-u

nibiru

dando la seguente traduzione:

Nebiru = Marduk (MES) chi è nato da solo

Ricordo che MES risulta essere uno dei tanti nomi di Marduk, inoltre come abbiamo visto, seguendo “l’interpretazione” di Sitchin, il pianeta Nibiru dopo aver passato Giove nel primo mese dell’anno, sarebbe passato presso Marte all’undicesimo mese e non al secondo mese dell’anno come abbiamo visto in precedenza, sarebbe quindi risultato impossibile per Nibiru sulla sua orbita di ritorno passare al sesto mese dell’anno nei pressi di Saturno!

Sitchin: «Abbiamo già visto come, giunti sulla Terra, i Nefilim abbiano associato i primi regni nelle prime città alle ere zodiacali, assegnando alle costellazioni dello zodiaco gli epiteti dei vari dèi a esse corrispondenti. Ora ci accorgiamo che il testo scoperto da Ebeling forniva informazioni relative al calendario non soltanto per quanto riguarda gli uomini, ma anche per i Nefilim. Il Diluvio, ci dice, si verificò nell'”Era della costellazione del Leone”:

Supremo, Supremo, Unto;
il Signore la cui corona brillante è carica di terrore.
Supremo pianeta: un seggio egli ha posto
di fronte all’orbita del pianeta rosso [Marte].
Ogni giorno egli arde entro il Leone;
la sua luce sancisce la sua fulgida sovranità sopra le terre.»

Commento: I versi corrispondenti di Ebeling dovrebbero essere i seguenti:

«Idem: La Corona, che è carica di Splendore (e) Terribile
(Idem ) che nelle carceri come criminali con la pelle (e) rosso (?) ferita
(?) È preso, è sopraffatto (?),
Idem: Ogni giorno di fronte Labbu brucia,
d. h. (?), egli parla alla luce.
Idem: la sua lucentezza ha illuminato le terre.»

Anche qui vediamo come la traduzione di Sitchin risulta essere alquanto fantasiosa, voglio però soffermarmi sul seguente punto che egli ha voluto mettere in evidenza:

Ogni giorno egli arde entro il Leone

Da questa frase Sitchin evince che il Diluvio si verificò nell'”Era della costellazione del Leone“, purtroppo per lui anche in questo caso la traduzione del verso eseguita da Ebeling risulta errata, la parola Labbu che Sitchin traduce “leone” nel testo cuneiforme non c’è, essa risulta essere un errata lettura di Ebeling, la riga in questione  della tavoletta è la 7 del lato verso, proviamo a fare una traduzione interlineare seguendo la traslitterazione di Geller:

ebeling-7

Che potremmo tradurre:

Idem: che quotidianamente sopra la gente coglie

Quindi al posto di “labbu brucia” o se volete “leone brucia” di Ebeling troviamo scritto “gente coglie”, soffermandoci solo sulla parola “lab-bu” vediamo che Ebeling legge male i due segni cuneiformi:

labbu

in effetti per quanto riguarda il primo segno UN, esso è molto simile a “lab” ed è facile sbagliarne la lettura su una foto di 2 cm X 1,8 cm!

unlab

mentre per il secondo segno cuneiforme MEŠ, la differenza è più marcata con il segno “bu”

mes-1

Ad onor del vero il segno MEŠ presente sulla tavoletta è un po’ diverso dalle due varianti mostrate nella precedente immagine:

mes

MEŠ

questo dipende dal fatto che nel corso dei secoli la scrittura cuneiforme si è continuamente evoluta e modificata, Charles Fossey riguardo al segno MEŠ riscontrò ben 77 (!) varianti  tra cui anche quella del testo di Ebeling:

fossey-mes

Manuel D’Assyriologie: Evolution des cunéiformes, Volume 2, 1926, p. 957

Questo ovviamente Ebeling lo sapeva, sulla tavoletta da lui tradotta compare altre volte il segno MEŠ scritto nel suddetto modo ed Ebeling lo traduce correttamente, come con la parola “figli”, figlio + plurale MEŠ:

figli

Questo spiega ancora una volta sul perché Ebeling mette in guardia il lettore riguardo la sua trascrizione che “deve quindi essere considerata solo come preliminare

Conclusione: Sitchin ha imbastito le sue tesi su un testo tradotto con grosse difficoltà che inevitabilmente ha portato a diversi errori di lettura, Sitchin inoltre non ha preso in considerazioni traduzioni molto più precise e successive a quelle di Ebeling come quella di Meier eseguita 10 anni dopo, se a tutto questo aggiungiamo la “personale lettura” di Sitchin del testo traslitterato e le sue aggiunte “apocrife” non presenti del testo, non si può che costatare quanto siano fantasiose ed errate le sue analisi del testo di Ebeling.

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Gli antichi non credenti smentiscono Mauro Biglino

Cosa chiede in genere un ateo ad un credente che gli parla di Dio?

Mostrami una prova incontrovertibile della sua esistenza!

Purtroppo, per il credente, la suddetta prova non esiste soprattutto se si considera che il Dio o gli dèi di molte religioni sono entità metafisiche cioè realtà non verificabili mediante l’esperienza.

Oggi ci sono molte persone che credono in certi “ricercatori indipendenti” in particolare in quelli che sostengono la teoria degli antichi astronauti”, questi ipotizzano un contatto tra civiltà extraterrestri e le antiche civiltà umane, purtroppo per loro questa teoria non è sostenuta da alcuna prova riconosciuta dalla comunità scientifica.

Mauro Biglino è uno dei sostenitori della “teoria degli antichi astronauti”, egli afferma che Yahweh, il Dio dell’Antico Testamento, non era che uno dei tanti Elohim, Biglino in un intervista ebbe modo di affermare:

Tutti i racconti biblici fanno capire chiaramente che con quel termine [Elohim] si indicava il gruppo dei governanti che poi la teologia ha ridotto a uno trasformandolo nel dio unico, trascendente, spirituale… in realtà erano coloro che si sono spartiti il dominio sulla terra e che, come tutti i potenti di ogni epoca, combattevano per mantenere o incrementare le loro sfere di influenza.. Ne IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA spiego e documento tutto questo su base testuale. Tracce d’eternità, anno IV, nr. 17, p. 27

Nel libro citato da Biglino possiamo leggere chiaramente quanto segue:

LElohìm che si faceva chiamare Yahwèh non era uno dei tanti dèi” di una religione politeista, bensì un appartenente alla schiera degli Anunnaki/Igigi/Neteru/Ilanu/Elohìm: individui in carne e ossa che sono giunti sulla Terra, hanno formato l’uomo a loro somiglianza usando lo [tzelèm], cioè quel “quid di materiale che contiene la loro immagine” e gli hanno infine trasmesso tutto ciò che era necessario per creare cultura e civiltà.– p. 98

Le ipotesi che abbiamo formulato sono congruenti con la figura dell’Elohìm che emerge in questo nostro lavoro: un individuo in carne e ossa che non si occupava di teologia o spiritualità e che dunque non aveva neppure la necessità o la volontà di inserire significati o valenze particolari nel suo nome: non dimentichiamo che egli affermò in modo esplicito di “non parlare per enigmi” (Nm 12,8). Alla richiesta di Mosè egli avrebbe risposto usando termini che potrebbero essere interpretati così: Mosè e il popolo devono riconoscere che “lui” è quello che ha proposto l’alleanza e che sempre “lui” continuerà a mantenere ciò che ha promesso, a patto che il popolo faccia altrettanto. Una sorta di: “Io sono quello che sono e voi non chiedete di più, fate solo ciò che vi compete”. – pp. 118-119

L’ipotesi di Biglino però si scontra con un grosso problema, la presenza già allora di persone che non credevano nelle esistenza degli Elohim!

Se si tiene conto di quanto detto da Biglino è cioè che gli Elohim non erano esseri metafisici ma esseri reali e visibili in carne ed ossa, come si spiega l’esistenza di atei o agnostici già dai tempi biblici? Se oggi gli atei non credono in Dio perché non lo vedono, non si capisce come sin dai tempi biblici degli israeliti, stando a ciò che ci racconta Biglino, pur potendo vedere gli Elohim non credevano nella loro esistenza.

La Bibbia come infatti ci parla di persone classificate come empi che non credevano in Dio:

O Yahweh, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempi di avversità? L’empio nella sua superbia perseguita con violenza il misero; essi saranno presi nelle macchinazioni stesse da loro ideate, perché l’empio si gloria dei desideri dell’anima sua, benedice il rapace e disprezza Yahweh. L’empio, nell’arroganza del suo volto, non cerca l’Eterno; tutti i suoi pensieri sono: “DIO non c’è”Salmo 10:1-4

L’ultimo verso si può tradurre in modo più letterale, se sostituiamo la parola Dio con il termine ebraico Elohim presente nel testo originale e riteniamo quest’ultimo un plurale come vuole Biglino abbiamo:

L’empio con viso altero non ricerca [Yahweh], tutti i suoi pensieri sono “Non ci sono Elohim”

Quindi per degli israeliti non c’erano Elohim, non esistevano, l’opinione di questi “empi” o “stolti” è ribadito ancora in alcuni salmi:

Al direttore del coro. Di Davide. Lo stolto ha detto in cuor suo: «Non c’è Elohim». Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c’è nessuno che faccia il bene.Salmo 14:1 (cfr. Salmo 53:2)

Nel libro di Geremia leggiamo che Yahweh accusa il popolo ebraico di comportarsi proprio come i suddetti empi:

Come potrei perdonarti per questo? I tuoi figli mi hanno abbandonato e giurano per quelli che non sono Elohim. Io li ho saziati, ma essi hanno commesso adulterio e si affollano nelle case di prostituzione. Sono come stalloni ben pasciuti e ardenti al mattino; ciascuno nitrisce dietro la moglie del proprio vicino. Non li punirò io per queste cose?”, dice Yahweh, “e non mi vendicherò io di una simile nazione? Salite sulle mura e distruggete, ma non effettuate una distruzione completa; portate via i suoi tralci, perché non sono di Yahweh. Poiché la casa d’Israele e la casa di Giuda hanno agito perfidamente contro di me”, dice Yahweh. Hanno rinnegato Yahweh e hanno detto: “Non è lui. Nessun male ci verrà addosso; non vedremo né spada né fame, i profeti non sono che vento, e nessuno parla in essi. Quel che minacciano sia fatto a loro!” Perciò così parla Yahweh Elohìm delle milizie: «Poiché avete detto quelle parole, ecco, io farò in modo che la parola mia sia come fuoco nella tua bocca, che questo popolo sia come legno, e che quel fuoco lo divori. Ecco, io faccio venire da lontano una nazione contro di voi, casa d’Israele», dice Yahweh; «una nazione valorosa, una nazione antica, una nazione della quale tu non conosci la lingua e non capisci le parole.Geremia 5:7-15

Gli studiosi ritengono che gli israeliti come gli altri popoli vicini leggevano in chiave teologica il corso degli eventi politici e militari, quando Yahweh era adirato con il suo popolo, gli ebrei erano consegnati nelle mani di un potere straniero, mentre quando il popolo si dimostrava fedele, Yahweh si decide di liberarli sconfiggendo i nemici e i loro dèi. Un esempio storico interessante è la caduta di Babilonia avvenuta nel 539 a.C. per mano di Ciro II noto anche come Ciro il Grande, gli ebrei diedero il merito a Yahweh di aver guidato Ciro alla conquista di Babilonia e per averli liberati dalla schiavitù, dall’altra parte il clero babilonese devoto a dio Marduk, insorgendo contro Nabonedo che voleva imporre il dio luna Sin come divinità principale, consegnarono la città di Babilonia al re persiano Ciro II.

Secondo l’Antico Testamento Ciro il Grande fu chiamato da Yahweh per liberare gli ebrei dalla loro schiavitù a Babilonia:

Dico di Ciro: “Egli è il mio pastore!” e compirà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: “Sarai ricostruita!” e al tempio: “Sarai stabilito!”.Isaia 44:28

Così dice Yahweh al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare davanti a lui le nazioni: Sì, io scioglierò le cinture ai lombi, dei re, per aprire davanti a lui le porte a due battenti e perché le porte non rimangano chiuse.Isaia 45:1

Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola di Yahweh pronunciata per la bocca di Geremia, Yahweh destò lo spirito di Ciro, re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo regno e lo mettesse per scritto, dicendo: “Così dice Ciro, re di Persia; Yahweh, l’Elohi dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli una casa in Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? Yahweh, il suo Elohi, sia con lui e parta!”.2 Cronache 36:22-23, (cfr. Esdra 1:1-3)

L’editto di cui parla il libro di Cronache e Esdra corrisponde al famoso Cilindro di Ciro che però recita diversamente:

[Marduk] Ha ispezionato e controllato tutti i paesi, cercando un giusto re di suo gradimento. Prese allora la mano di Ciro, re della città di Anshan, e lo chiamò per nome, proclamando ad alta voce la sua regalità su tutti e su tutto.

Io sono Ciro, re dell’universo, il grande re, il re potente, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re dei quattro angoli del mondo

Quando sono andato come auspicio di pace in Babilonia lì ho fondato la mia residenza sovrana all’interno del palazzo, tra celebrazione e gioia. Marduk, il signore grande, mi ha consegnato come mio destino la magnanimità di chi ama Babilonia, e io ogni giorno lo rispetto con soggezione. – Cilindro di Ciro

Il Cilindro di Ciro il Grande trovato dall’archeologo assiro-britannico Hormuz Rassam, durante gli scavi del tempio di Marduk a Babilonia, afferma diversamente dalla Bibbia che a “guidare” Ciro II non fu Yahweh ma bensì Marduk.

Ora se è vero quanto dice Biglino, che Yahweh e Marduk erano due Elohim in carne ed ossa qui c’è un chiaro conflitto di attribuzione di merito, a chi dobbiamo “credere”, alla Bibbia? Ai babilonesi o a Biglino? Probabilmente a nessuno stando a quanto dicono gli studiosi accademici o secondo gli “empi” dell’epoca che affermavano “non esistono Elohim”

Biglino ed Omero

Dopo la Bibbia Biglino pensa di aver trovato altre descrizioni di alieni in altri testi classici come ad esempio quelli di Omero, riporto di seguito alcune citazioni prese dal suo libro La Bibbia non parla di Dio:

Theoi omerici – Elohim biblici?

La scelta di analizzare i poemi omerici nasce dal desiderio di applicare a quei testi il metodo utilizzato in questi anni con l’Antico Testamento. -p. 151

Usando il metodo del “fare finta che”, sono andato alla ricerca soprattutto di quei particolari tratti non riconducibili all’immagine classica di Dio: ho voluto verificare se i racconti biblici costituivano un unicum o avevano nella cultura greca dei corrispettivi proprio in quegli aspetti nei quali meno ci si attenderebbe di trovarli. – p. 152

Da sempre, Iliade e Odissea sono presentati come uno degli esempi più alti di letteratura epica, poetica, mitologica, leggendaria, e sono posti al vertice della produzione di quella cultura che noi definiamo “classica” per eccellenza.

La mia domanda è: siamo sicuri che sia così? O meglio, siamo sicuri che sia solo così? E se, invece, i versi poetici magistralmente composti contenessero, come la Bibbia, una sostanza storica e cronachistica anche in quelle parti dove meno ci si attenderebbe di trovarla?

Oltre alle vicende militari, che sono state ampiamente documentate, è possibile che anche gli elementi tradizionalmente considerati mitici o leggendari facciano riferimento a una sostanziale concretezza storica?

Quando parlano dei theoi, delle loro caratteristiche individuali, del loro rapporto con gli uomini, gli autori omerici hanno inventato tutto con finalità puramente estetiche e letterarie o, piuttosto, hanno rielaborato in forma poetica possibili verità storiche?

Io, ovviamente, “faccio finta che” sia vera la seconda ipotesi e, come per la Bibbia, verifico che cosa ne scaturisce. – p. 152

Però  come per il testo biblico anche per l’Iliade e l’Odissea si pone lo stesso problema è cioè: sé è tutto vero e tangibile perché sin dall’antichità già c’erano persone che non credevano negli dèi o Theoi descritti da Omero?

Senofane di Colofone (ca. 570-475 a.C.) scriveva:

Omero ed Esiodo hanno attribuito agli dèi tutto quello che per gli uomini è oggetto di vergogna e di biasimo: rubare, fare adulterio e ingannarsi. Cantarono degli dèi opere empie quante possibili.

I mortali credono che gli dèi siano nati da parto, che come loro siano vestiti, e come loro abbiano voce e figura.

Ma se i buoi e i cavalli e i leoni avendo le mani con le mani potessero dipingere e compiere opere come gli uomini, i cavalli ai cavalli e i buoi ai buoi simili dipingerebbero immagini degli dèi, e corpi costruirebbero di quella specie di cui pure ciascuno di loro possieda figura.

Gli Etiopi dicono che i loro dèi siano neri e con naso schiacciato, i Traci che siano biondi e con gli occhi celesti.

Questo Senofane lo diceva 2500 anni fa quando secondo Biglino gli alieni Elohim erano ancora presenti sulla terra.

Protagora (ca. 491-410 a.C.) scrisse:

Intorno agli dèi non ho alcuna possibilità di sapere né che sono né che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia l’oscurità dell’argomento sia la brevità della vita umana.

Se secondo Biglino gli Elohim erano “visibili” perché Protagora riteneva oscuro l’argomento sull’esistenza degli dèi?

A Senofane e Protagora si possono aggiungere molti altri filosofi greci in età antica che negavano una visione l’antropomorfica degli dèi.

Biglino e la religione romana

Biglino nelle sue conferenze cita spesso un libro di Gian Matteo Corrias Dei e religione dell’antica Roma, riporto in proposito qui di seguito parte di un video preso dalla rete:

Biglino travisa totalmente il contenuto del libro di Matteo Corrias il quale spiega che per i romani gli dèi erano entità astratte e non antropomorfe come vuol far intendere Biglino:

«Comunque stiano le cose, è un fatto che la teologia classica romana esclude radicalmente il ricorso al racconto mitologico finalizzato a una qualche conoscenza dell’interlocutore divino: come vedremo, di un innumerevole schiera di divinità prettamente romane non conosciamo che il nome, e invero pare proprio che anche per i loro antichi adoratori il nome fosse l’unico dato rilevante.» – p. 21

«Originaria o meno che fosse, una simile astrattezza teologica è della religione patria e inquadrata entro un sistema “spirituale” che esalta come somma virtù dell’uomo che «adit deos» la purezza del corpo, dell’animo e dell’intelletto, che non si forma rappresentazioni grossolane e svilenti della divinità, e che anzi non se ne forma affatto una qualsivoglia rappresentazione, poiché, come afferma Plinio il Vecchio «effigiem dei formamque quaerere imbecillitatis humanae reor» («cercare un’immagine e una raffigurazione della divinità, io penso che sia da ascrivere alla debolezza umana»), e secondo Varone «Qui primi simulacra Deorum populis posuerunt, eos civitatibus suis et metum demsisse, et errorem addidisse» («coloro che per primi inalzarono per i popoli simulacri degli dei, hanno liberato i loro concittadini da un timore, ma hanno introdotto un’idea erronea»)» – p. 22

Ciò lo si può leggere anche nei libri di storia per ragazzi come ad esempio il seguente:

«Le numerose divinità adorate dai Romani erano concepite come entità astratte, non erano antropomorfizzate, cioè raffigurate in forma umana come nella mitologia greca, e perciò difficilmente si prestavano a elaborazioni fantastiche. Tutt’al più venivano suddivise tra divinità maschili e femminili, giusto per attribuirvi un nome quando si invocava il loro appoggio. La ricerca di protezione era il fulcro degli antichi culti, perché nella visione religiosa dei Romani ogni fenomeno della natura, ogni attività umana, ogni singolo evento era soggetto al potere di un dio specifico in grado di portare aiuto o distruzione. Così, anche se in origine si presentavano come semplici astrazioni, queste divinità tenevano profondamente avvinti i loro adoratori: non a caso la parola religio (religione) nasce dal verbo religare, cioè “annodare”, “vincolare”» – Ilva Tron Mitologia Romana, ed. Mondadori, 2001, p. 9

Comunque, a riprova di quanto riportato, non posso che consigliare la lettura dell’opera Sulla Natura degli Dèi scritto da Cicerone nel 44 a.C.:

Il De natura deorum fu scritto subito prima della morte di Cesare, ed inviato a Bruto. Cicerone orchestra una conversazione tra un epicureo, Velleio, uno stoico, Balbo, ed un accademico, Cotta, che espongono e discutono le opinioni dei vecchi filosofi sugli dei e sulla Provvidenza. L’ateismo dissimulato di Epicuro viene confutato da Cotta, che sembra rappresentare lo stesso Cicerone.

Cicerone non trova gli argomenti degli stoici molto convincenti, e li confuta per mezzo di Cotta. Infine, si dice incline a credere che gli dei esistano e che governino il mondo: lo crede, perché è un’opinione comune a tutti i popoli. Questo” accordo” universale equivale per lui ad una legge della natura (consensus omnium populorum lex naturae putanda est). In quanto alla pluralità degli dèi, sebbene non si esprima categoricamente su questo punto, sembra che non ci creda, o per lo meno che, come gli stoici, consideri gli dei come nient’altro, per così dire, che le emanazioni del Dio unico.

Concepisce poi questo Dio unico come uno spirito libero e privo di qualsiasi elemento mortale, all’origine di tutto. Non risparmia, invece, i racconti mitici del politeismo greco-romano; schernisce e condanna le leggende comuni a tutti i popoli.-  Wikipedia

Riporto alcuni punti cruciali de Sulla Natura degli Dèi di Cicerone:

Non molto più assurdi sono, del resto, i racconti diffusi dalla voce dei poeti il cui deleterio effetto fu vieppiù accentuato dal fascino insito nello stesso linguaggio poetico. Sono essi che ci hanno rappresentato gli dèi infiammati dall’ira e sconvolti dalla passione, che ci hanno fatto assistere alle loro guerre, ai loro combattimenti, alle loro lotte, ai loro ferimenti, che ce ne hanno descritti persino gli odi, le inimicizie e le discordie, le nascite e le morti, i lamenti e le recriminazioni, le passioni aperte ad ogni eccesso, gli adulteri e gli imprigionamenti, l’unione con esseri mortali e la conseguente nascita di esseri mortali da un immortale.I, 42

Potete ora constatare come partendo da eccellenti ed utili scoperte relative al mondo della natura si sia giunti ad ammettere, come ovvia conclusione, dèi falsi ed immaginari: di qui false opinioni, errori conturbanti e superstizioni poco meno che senili. Abbiamo così imparato a conoscere l’aspetto degli dèi, la loro età, i loro abiti e ì loro ornamenti nonché il loro sesso, i loro matrimoni e i loro rapporti di parentela e il tutto abbassato al livello delle umane debolezze. Basti dire che vengono rappresentati in preda alle passioni e la tradizione ci informa dei loro desideri, delle loro amarezze, dei loro sfoghi d’ira. Non furono neppure indenni da guerre e battaglie, come riferiscono le leggende, e non si limitarono, secondo quanto narra Omero, a parteggiare per l’uno o per l’altro di due eserciti in lotta, ma combatterono proprie battaglie, come quelle contro i Titani e contro i Giganti. Trattasi di credenze più che sciocche che rivelano solo un’estrema superficialità e leggerezza. Ad ogni modo però, pur disprezzando e respingendo codesti racconti favolosi, potremo ugualmente riconoscere l’esistenza e la natura della divinità Presente in ciascun elemento – Cerere sulla terra, Nettuno nel mare, altri altrove – ed apprenderne il nome consacrato dall’uso: e questi dèi è nostro dovere rispettare e venerare. Non v’è nulla di più elevato, dì più puro, di più venerando e di più sacro del culto degli dèi purché li si venerino con purezza, rettitudine ed integrità di mente e di parola. Del resto non furono solo i filosofi ma anche i nostri antenati a distinguere la superstizione dalla religione. – I, 70-71

Innanzitutto chi, considerando la realtà delle cose, fu mai tanto cieco da non accorgersi che codesto trasferimento dell’aspetto umano alla divinità fu dovuto o a una ponderata deliberazione dei sapienti, col preciso scopo di avviare le mentì degli indotti al culto degli dèi strappandoli alla loro abiezione morale, o ad una pratica superstiziosa che introdusse l’uso di immagini venerando le quali gli uomini credettero di essere alla diretta presenza degli dèi? Molto contribuirono poi alla diffusione di quelle idee i poeti, i pittori e gli artisti, data la difficoltà di rappresentate sotto una forma diversa dall’umana gli dèi nell’atto di compiere o di intraprendere un’azione qualsiasi. Un altro contributo al l’affermazione di questo concetto fu forse anche arrecato dalla naturale fiducia dell’uomo nella sua superiore bellezza. – I, 77

E che farai, Velleio, se risulterà falsa anche l’altra tua affermazione, che cioè la figura umana si presenta a noi quando pensiamo agli dèi? Continuerai a sostenere codeste tue assurde teorie? Forse a noi capita proprio come dici tu: fin da ragazzi abbiamo imparato a conoscere Giove, Giunone, Minerva, Nettuno, Vulcano, Apollo e gli altri dèi con quell’aspetto col quale vollero raffigurarli i pittori e gli scultori, e non solo col peculiare aspetto di ciascuno ma anche con i particolari ornamenti, con la medesima età, con le identiche vesti.I, 81

Come sarebbe stato meglio, Velleio caro, confessare la tua ignoranza piuttosto che disgustarci con codeste tue ciarle facendo, nel contempo, torto a te stesso! Credi davvero che la divinità sia simile a me o a te? Certamente non lo credi neppure tu. Quindi – aggiungerò io – visto che gli dèi non hanno né aspetto umano, come ti ho dimostrato, né alcun altro aspetto del tipo di quelli esposti, come è tua convinzione, perché esiti a negarne l’esistenza? E’ chiaro che non ne hai il coraggio. Ed in questo dimostri buon senso, benché, a dire il vero, quella che tu temi a questo riguardo non è la reazione popolare, bensì la stessa divinità.I, 84-85

Stando a quello che scrive Cicerone Biglino si rifà a “false opinioni, errori conturbanti e superstizioni poco meno che senili”, ricordo ancora una volta che secondo Biglino all’epoca di Cicerone gli “dèi/Elohim alieni” erano ancora in circolazione.

Concludendo: nonostante Biglino insista a rappresentare gli dèi/Elohim in forma antropomorfa rifacendosi agli antichi testi, in questi stessi testi ritroviamo testimonianze che molti negavano questa rappresentazione degli dèi se non proprio la loro esistenza. Biglino in una conferenza ha affermato:

Io poi non so se la Bibbia dice la verità o no ma la Bibbia dice questo

Questo” Biglino lo interpreta in chiave aliena dimenticando che la Bibbia stessa ci narra anche di persone che affermavano che “non esistono Elohim”, questo contrasta palesemente con la sua personale visione del testo biblico.

Visto che a rigor di logica non ci potevano essere due categorie di persone: quelli che vedevano gli Elohim e quelli che non li vedevano, mi sembra abbastanza ovvio che il metodo Biglino risulta fallace.

Due chiacchiere con Mauro Biglino riguardo il “ruah” sumero ed altro ancora

Facendo un po’ di “pulizia” nel archivio del mio computer ho ritrovato un vecchio file che credevo perduto, in esso avevo salvato una mia vecchia discussione con Biglino sviluppatasi nei commenti ad un suo articolo (Riflessioni sulla traduzione dei testi antichi) poi in seguito cancellata, quella fu la mia unica volta che ho avuto l’opportunità di discutere direttamente con Biglino delle sue teorie.

Con il seguente articolo intendo rimettere online la suddetta discussione, essa tratta in particolare della presunta derivazione dal sumero del termine ebraico ruah e di una stele punica, ritenuta sumera da Biglino, dove il termine comparirebbe.

L’intero file, per chi vuole leggerselo integralmente, può essere scaricato in pdf al seguente link: Discussione tra Francesco Pastore e Mauro Biglino, di seguito comunque riporterò le parti che riguardano il mio personale coinvolgimento.

Lo spunto per l’inizio dei miei interventi sono state alcune risposte date da Biglino, che si firma semplicemente Mauro, all’utente Fabio:

Discussione 1

Mauro: 3) Il critico non sa che le dottrine di Sitchin derivano dagli studi dei “gesuiti” che fino dal 1800 parlavano di Nibiru, oggetti volanti…. Dovrebbe studiare le opere di padre Joseph Epping (1894), di Franz Xaver Kugler (1913, Stekunde und Sterndienst in Babel: Marduk è un oggetto volante che si muove lungo una traiettoria ellittica molto lunga. ecc ecc..), di Johan Shaumberger o di Strassmaier, Speiser, Noah Kramer che da loro hanno attinto ecc… non è un caso che ancora oggi i Gesuiti abbiano il controllo degli studi vaticani sugli ET. IL Vaticano sa molto di più di quanto non sappiano i loro portavoce che operano mossi dalla fede tradizionale.

4) Il ruach che “aleggia sulle acque”, come descritto in Genesi, è chiaramente rappresentato in una stele della collezione Spiro che si trova al National Museum di Cartagine: reperto sumero datato 1950 a.C. Del ruach diceva il più importante esegeta ebreo di tutti i tempi(rashi de Troyes) che “rispondeva al comando di Yahwèh”.
In conclusione, posso solo dire ciò che si sa da sempre: la teologia e la fede fanno tenere gli occhi chiusi.
Peccato!!! ^___^

Considerazioni: la chiusura della discussione che vedremo di seguito tra Biglino e Fabio è incoraggiante

Discussione 2

Fabio: La ringrazio molto per i suoi chiarimenti. Bisognerebbe che le persone pensassero ed agissero senza dogmi religiosi e condizionamenti vari che danno solo una visione appannata della realtà. Un saluto.
Fabio

Mauro: Prego gentilissimo Fabio, il problema nasce dal sistema purtroppo imperante nel mondo dogmatico di commentare o criticare senza conoscere. Sarebbe bene invece analizzare pacatamente e poi parlare… pazienza. Un caro saluto.

Considerazioni: Le parole di Biglino sono sacrosante, come non essere d’accordo? Invogliato anche da queste parole di Mauro intervengo nella discussione, mi presento con il mio nome Francesco

Discussione 3

Francesco: Spett. Mauro Biglino

Se mi consente vorrei chiederle dei chiarimenti.

Lei scrive:

«Il critico non sa che le dottrine di Sitchin derivano dagli studi dei “gesuiti” che fino dal 1800 parlavano di Nibiru, oggetti volanti…. Dovrebbe studiare le opere di padre Joseph Epping (1894), di Franz Xaver Kugler (1913, Stekunde und Sterndienst in Babel: Marduk è un oggetto volante che si muove lungo una traiettoria ellittica molto lunga. ecc ecc..)»

Ho provato a cercare nei testi di Franz Xaver Kugler una frase simile a:

«Marduk è un oggetto volante che si muove lungo una traiettoria ellittica molto lunga»

ma non ho trovato nulla, sa per caso darmi delle coordinate più precise?

Lei scrive inoltre:

«Il ruach che “aleggia sulle acque”, come descritto in Genesi, è chiaramente rappresentato in una stele della collezione Spiro che si trova al National Museum di Cartagine: reperto sumero datato 1950 a.C».

Nei suoi libri ha per caso riportato una foto della suddetta stele? Se no, sa dove è possibile reperirla?

Le faccio queste domande perché il termine sumero RU da lei disegnato mi sembra differente da quello che conosco

Considerazioni: Ero molto incuriosito dalle affermazioni di Biglino e volevo saperne di più.

Discussione 4

Mauro: Buon pomeriggio.
Per i gesuiti, documentazione con vari riferimenti si trova in questo libro: Apocalisse dallo spazio, Scantamburlo L., Lulu Press

L’immagine si trova qui: http://www.archaeometry.org/spiro.htm e la sua lettura si trova in “The genius of the few” di Cristian o’Brien, sumerologo e biblista, Reader del Christ college di Cambridge.

Considerazioni: Biglino aveva citato una “presunta” frase di Kugler presente nella sua opera Stekunde und Sterndienst in Babel, però non sa dove trovarla e per questo mi ha rimandato ad un altro autore e relativo libro.

Afferma inoltre che l’immagine si trova nel sito da lui citato, essa risulta essere la seguente:

Stele Cartagine

Biglino aggiunge inoltre che la sua lettura la troviamo nel libro di Christian O’Brien The genius of the few, qui però Biglino comincia a “giocare” con le parole, mi ha presentato O’Brien come sumerologo, biblista e professore (reader) del Christ college di Cambridge, ma professore di cosa? Di sumerologia o che?

Forse per Biglino Christian O’Brien era “professore” in sumerologia o in scienze bibliche, visto che alcune teorie di O’Brien le ha fatte sue, ma i fatti sono altri, Christian O’Brien ha studiato (read) scienze naturali al Christ’s College dell’università di Cambridge, in seguito dopo aver lavorato per molti anni come geologo in Iran ha iniziato ad interersarsi a molti enigmi della preistoria, basta guardare la 4° di copertina del libro The genius of the few:

O'Brien

Christian O’Brien ha studiato scienze naturali al Christ’s College, Cambridge, ha trascorso molti anni come geologo esploratore in Iran, dove fu coinvolto nella scoperta dello ziggurat Tchoga Zambil. Nel 1970 si ritirò come capo dell’industria petrolifera iraniana e ora dedica il suo tempo facendo ricerca sui tanti enigmi della preistoria. Sua moglie Barbara Joy svolge un ruolo importante in queste ricerche. Lei è anche una poeta con diverse pubblicazioni e riconoscimenti al suo attivo.

Discussione 5

Francesco: Gentile Mauro Biglino

La lettura dell’ebraico Ruah col sumero RU-A di Cristian o’Brien è una chiara forzatura visto che non si può paragonare la lettera ebraica hèt (ch) con il pittogramma sumero A, inoltre il termine sumero RU che O’Brien disegna:

Rua

è diverso da quello sumero, si veda la linea 12 del seguente link:

http://www.enenuru.net/html/signlist.htm

RU

Non ho trovato riscontro su quanto lei dice:

«…è chiaramente rappresentato in una stele della collezione Spiro che si trova al National Museum di Cartagine: reperto sumero datato 1950 a.C»

Dové che Lei ha tratto queste informazioni?

Riguardo i gesuiti ed in particolare di Kugler ho contattato Luca Scantamburlo chiedendo spiegazioni, egli mi ha riferito che si è rifatto ad una citazione di Sitchin. Qui non posso che ripetermi, non ce traccia nelle opere di Kugler di quanto affermato da Sitchin & Co.

Oggi mi sono arrivati i suoi due libri:
Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia;
Il Dio alieno della Bibbia.

Per adesso gli ho dato un occhiata veloce, leggerò poi il tutto con calma.
Mi ha attirato in particolare l’immagine a p. 198 del suo libro “Il libro che cambierà…”

Razzo Biglino

perché l’ha riportata nel suo libro? Essa è un evidente bufala, non pensa di perdere credibilità riportando tali pseudo prove?

Considerazioni: allora rispetto ad oggi non sapevo ancora che il pittogramma tradotto RU da O’Brien era in realtà ŠAGAN, pensavo addirittura che se lo fosse inventato, ma come ho poi spiegato nel mio articolo:

https://guardopensoedico.wordpress.com/2014/08/23/mauro-biglino-il-termine-ebraico-ruah-deriva-dalla-lingua-sumera/

ho scoperto che in passato quel pittogramma era erroneamente traslitterato RU5 o UL, non certamente RU, in seguito si è visto che la traslitterazione giusta era ŠAGAN, riporto di seguito quali sono i pittogrammi che corrispondono a RU5/UL e RU:

Immagine 1

Riguardo la presunta affermazione di Kugler fatta in Sternkunde und Sterndienst in Babel riportata da Biglino:

«Marduk è un oggetto volante che si muove lungo una traiettoria ellittica molto lunga»

in realtà è un affermazione fatasiosa fatta da Sitchin e attribuita a Kugler:

«Da tutti questi accenni Franz Kugler (Sternkunde und Sterndienst in Babylon) arguì che Marduk era un corpo celeste in rapido movimento, che ruotava secondo un’orbita ellittica, proprio come una cometa.» – Il Pianeta degli Dei

Peccato che Kugler nelle sue opere identificò Marduk col pianeta Giove ed alcune volte con Mercurio i quali di certo non hanno un orbita ellittica, ogni lettore può costatare personalmente quanto dico visto che l’opera di Kugler è consultabile sul web:

http://archive.org/search.php?query=Sternkunde%20und%20Sterndienst

riporto di seguito, a titolo di esempio, alcune citazioni di Kugler riguardo Marduk.

Sternkunde und Sterndienst in Babel assyriologische, astronomische und astral-mythologische Untersuchungen, Volume 2, pt. 2.2 https://archive.org/details/p22sternkundeunds02kugl

«Noch ist dieses Schauspiel nicht vorüber, da erhebt sich am östlichen Horizont in vollem Glänze Jupiter, der Mardukstern (einfachhin), das himmlische Symbol der Macht des Königs von Akkad.» – p. 169 (369)

Traduzione: Questo dramma non è finito ancora, che si erge sull’orizzonte orientale nella lucentezza piena di Giove, stella di Marduk (semplicemente), il simbolo del potere del re celeste di Akkad.

«Dahin gehört vor allem das Erscheinen oder die Unsichtbarkeit des Jupiter und der Venus, der Planeten des Gottes Marduk und der Göttin Sarpanitu.» – p. 176 (376)

Traduzione: Appartiene qui soprattutto l’aspetto o l’invisibilità di Giove e Venere, il pianeta del dio Marduk e della dea Sarpanitu

«Mardukplaneten Jupiter, des Sterns von Akkad» – p. 179 (379)

Traduzione: pianeta Marduk Giove, la stella di Akkad

Come da me scritto contattai Luca Scantamburlo per sapere se lui fosse a conoscenza di quella ormai pseudo citazione di Kugler, egli mi disse che si era rifatto semplicemente a Sitchin e che pur avendo reperito l’opera di Kugler non poté costatare la veridicità della citazione, questo per la sua scarsa conoscenza della lingua tedesca.

Il fatto è che Kugler non fece mai quell’affermazione, certo si può non essere d’accordo come presumo Biglino, ma l’opera di Kugler è alla portata di tutti e visto che non posso trovare un’affermazione che non esiste mi aspetto che qualcuno mi mostri dov’è.

Discussione 6

Mauro: Buon giorno. La ricerca è fatta di tentativi e quindi di possibili errori. L’importante è NON AFFERMARE DI POSSEDERE LA VERITA’ ma essere consapevoli, come io sono, di formulare ipotesi ci cammino. Le pubblicazioni servono a confrontare le idee. Dato che che sulle lingue antiche si sa pochissimo e del cuneiforme non si sa neppure come fosse vocalizzato (non a caso i sumerologi usano le regole utilizzate per le lingue semitiche!!!) io concordo con C. O’ Brien: non è una forzatura e l’immagine è quanto mai rappresentativa di ciò che è scritto in Genesi e nelle tavolette che ne parlano.
L’illustrazione da lei citata è riportata in varie pubblicazione e da molti ritenuta vera: in ogni caso nel libro non la accredito, la pubblico citando una delle fonti.
Le teologia è stracolma di errori e fantasie continuamente riviste, contestate, variate e corrette nei secoli e nei cui confronti eventuali piccole sviste mie sono davvero nulla. Con la differenza che la teologia promette paradisi e minaccia inferni: io propongo ipotesi che spi sono sottoposte a verifica e a possibili variazioni quando mi si documenta con certezza che sono errate, fino a quel momento rimangono tali.
Per quanto riguarda le conoscenze dei Gesuiti può prendere contato con padre Funes della Specola vaticana e leggere ciò che dice nelle sue interviste, compresa quella rilasciata all’osservatore romano.

Mauro: Rieccomi Sig Francesco. Sto scrivendo il terzo libro ed ho ritenuto di tenere conto di una sua osservazione che ho inserito nel capitolo sul Kevod/Ruach unitamente allo studio mandatomi da un sumerologo sul significato e sulla identificazione dei termini in questione. La sua riflessione mi è stata utile per approfondire ulteriormente un concetto che ritengo di fondamentale importanza. Grazie ^___^ Un cordiale saluto

Discussione 7

Francesco: Gentile Mauro Biglino

Mi fa piacere che Lei trovi di una certa utilità quanto io scrivo.

Mi auguro per Lei che il sumerologo interpellato sia un docente in materie e non uno di quelli che si spacciano per tali, personalmente conosco un po la materie ma non mi sognerei mai di presentarmi come sumerologo.

Molta gente non ha difficoltà a fidarsi più di un appassionato anziché di un docente, mi chiedo però quanta gente sarebbe disposta a farsi operare ad esempio al cuore da un appassionato in materia medica anziché da un vero cardiochirurgo. Quando ce in ballo la salute le persone non si fanno scrupoli a mettere da parte anche il minimo dubbio.

Potremmo parlare delle rare eccezioni del caso, ma basta andare in qualsiasi libreria e vedere pubblicitari, ingegneri edili, economisti, medici ed altro ancora, scrivere di egittologia, assiriologia, fisica planetaria, ecc., costatando che le eccezioni sono diventate la regola.
Su quanto detto da O’Brien e da Lei su RU-A e la relativa immagine volevo fare alcune precisazioni.

Il pittogramma RU presentato da O’Brien, per quello che ho potuto costatare, non corrisponde a nessun simbolo sumerico, in precedenza ho postato un link dove è possibile vedere l’evolversi nei secoli del vero pittogramma sumero RU, chiunque può costatare che il pittogramma la “pancia” non ce l’ha mai avuta!

O’Brien afferma che i simboli RU-A sarebbero apparsi su una “tavoletta d’argilla” con orientamento verticale e non orizzontale come mostrati nell’immagine che riporta. Leggendo il libro di O’Brien non si capisce se egli si riferisca ad un reperto reale o ad un ipotetica ricostruzione.

Lei afferma a dispetto di O’Brien che l’immagine RU-A è presente su una stele della collezione Spiro, che è identificato come reperto sumero dato 1950 a.C.

L’immagine della collezione Spiro a cui Lei si riferisce credo sia questa: http://www.archaeometry.org/images/jhs18.jpg

Stele Cartagine

Su quest’immagine se proprio vogliamo vederci dei pittogrammi, al massimo sarebbe presente solo RU, il pittogramma A risulta essere un motivo ornamentale, comunque non hanno niente di sumero.

Riguardo la datazione ho consultato in via privata Léo Dubal pronipote di Jean H. Spiro nonché autore del libro “L’énigme des stèles de la Carthage africaine – Tanit plurielle”, Dubal ha detto che il reperto si può datare tra il 463 a.C. e il 146 a.C., inoltre Jean H. Spiro intitolò il suddetto reperto “Apron of Tanit” il quale rappresenta la mezzaluna che accoglie il sole.

Tanit era la principale divinità di Cartagine essa era associata alla luna, il simbolo del suddetto reperto compariva spesso insieme all’effige di Tanit come ad esempio in questo caso:

Tanit

Riguardo l’immagine del “razzo egiziano” Lei afferma che:

“è riportata in varie pubblicazione e da molti ritenuta vera: in ogni caso nel libro non la accredito, la pubblico citando una delle fonti”.

Mi chiedo, quei “molti” che hanno ritenuto vera l’immagine in base a quali elementi l’hanno fatto, l’unico elemento è una foto e il racconto di un uomo, veramente poca cosa, Lei afferma di non accreditarla ma di aver citato solo la fonte, se mi permette la sua fonte è fra quelle meno credibili, comunque le segnalo un link dove può costatare che il “razzo egiziano” è una palese bufala: http://archeologia.eclisseforum.it/20

Considerazioni: il sito eclisseforum.it non più online, chi vuole può trovare le informazioni sul “razzo egiziano” nel seguente mio articolo: https://guardopensoedico.wordpress.com/2014/07/31/antico-egitto-le-barche-degli-dei-e-la-bufala-del-razzo/

Discussione 8

Mauro: La ringrazio per le ulteriori indicazioni. Per le questioni filologiche il Prof. Giovanni Garbini, ordinario di filologia semitica alla Sapienza di Roma, membro dell’Accademia dei lincei, scrive nei suoi libri che per le lingue antiche “neppure l’accordo di tutti gli studiosi sul significato di un termine è garanzia di certezza”. Potremmo dunque discutere all’infinito. Quando si parla di Bibbia quindi il vero problema lo dovrebbero vivere coloro che da quel libro si ILLUDONO di ricavare le verità assolute. Noi andiamo avanti umilmente tra tentativi ed errori, cercando costruire un mosaico i cui tasselli stanno delineando un disegno chiaramente diverso da quello che fino ad ora è stato elaborato Singoli elementi dovranno e potranno essere necessariamente perfezionati ma la sostanza che emerge sembra proprio non cambiare. Analizzerò con calma le sue indicazioni e, se le riterrò pertinenti e fondate, ne farò tesoro per eventuali revisioni del mio lavoro: non possedendo la verità della Chiesa e non avendo dogmi da difendere ad ogni costo cerco di tenere conto di tutti i suggerimenti che ricevo. Buon giorno

Considerazioni: Biglino sembra trincerarsi dietro le parole di Garbini per poter dire quello che gli pare, tanto come dice il suddetto studioso anche se tutti sono d’accordo su un punto non è detto che questo sia esatto.

Penso che la citazione di Garbini andrebbe articolata meglio, in questo caso ci può venire in aiuto il grande filosofo Karl Popper che disse:

«Una preposizione universale può essere falsificata da un solo caso contrario, mentre nessun numero di casi non contrari, per quanto elevato, può verificarla»

Per farla breve, se si è mostrato che il “razzo egiziano” è un falso, il parere di tutti quelli che “pensano” che esso sia vero, per quanti numerosi essi siano, non lo rendono tale.

Discussione 9

Francesco: Scusi ma cosa centra quello che dice Garbini con quanto ho detto?

Io ho solo segnalato delle “false/errate” informazioni che Lei ha riportato qui e nei suoi libri:

1) Il pittogramma RU di O’BRIEN non esiste, si dimostri il contrario se si ritiene che non è vero;

2) Le informazioni sul reperto cartaginesi sono false/sbagliate, tra l’altro non mi ha ancora detto da dove le ha prese;

3) Il “razzo egiziano” è un falso.

Quindi nessun discorso serio su un termine sul quale vari studiosi possono avere diversi punti di vista.

Considerazioni: al punto 1) sono in errore, come ho già spiegato precedentemente pensavo che il pittogramma che O’Brien traduceva con RU fosse una sua invenzione, invece il pittogramma esiste ma si traduce ŠAGAN

Discussione 10

Mauro: Le fonti sono ampiamente citate ma lei è libero di metterle in dubbio: non è un problema mio.

Mi dispiace che lei non capisca il riferimento al Prof. Garbini, ma non posso farci nulla: non sono in grado di essere più chiaro di così.
Viva tranquillamente la sua fede nelle dottrine dei teologi che sono “vere e corrette” (verifichi le fonti però, non si sa mai… potrebbe avere sorprese molto spiacevoli).
In ogni caso le riconfermo che se riterrò le sue osservazioni pertinenti ne terrò conto: io non ho dogmi da difendere ma solo dubbi da verificare.
^____^ Stia bene ^___^

Considerazioni: Le fonti sono ampiamente citate? Le posso liberamente metterle in dubbio e non è un suo problema?

Biglino forse non sa che quando si cita una fonte, questa deve essere affidabile ed accertabile?

Ma dove sono andate a finire le belle parole di Biglino?

«il problema nasce dal sistema purtroppo imperante nel mondo dogmatico di commentare o criticare senza conoscere. Sarebbe bene invece analizzare pacatamente e poi parlare»

Io ho commentato e criticato in coscienza e conoscenza e Biglino che fa? Invece di analizzare e poi parlare mi dice che la mia critica alle sue fonti, che sono poi le basi delle sue teorie, non è un suo problema!

Inoltre non conoscendomi mi ha etichettato come “credente” in teologi propinatori di verità, evidentemente aveva bisogno di inquadrarmi in una certa categoria per poi gentilmente liquidarmi.

Discussione 11

Francesco: Io ho capito molto bene il riferimento del prof. Garbini ma come ho detto non centra nulla con quanto io ho scritto.

Vedo comunque che preferisce non rispondermi invitandomi a continuare per la mia strada, pazienza, la lascio ai suoi alieni ed ai suoi fans, da loro avrà domande meno moleste a cui rispondere.

Considerato che in questi giorni leggendo i suoi libri ho trovato altro su cui discutere mi riservo di scrivere altrove le mie personali riflessioni.

Considerazioni: dopo l’uscita del libro che Biglino mi aveva preannunciato Non c’è creazione nella Bibbia, nel quale mi aspettavo che rispondesse almeno in parte alle mie considerazioni, scrissi di nuovo sul suo sito.

Biglino

Francesco: Caro Sig. Biglino

speravo che nel suo nuovo libro “Non c’è creazione nella Bibbia” fornisse informazioni più precise riguardo al reperto cartaginese della collezione Spiro, di nuovo purtroppo trovo solo che la segnalazione gli è stata fatta dal suo amico Stefano Sepulcri.

Rimangono quindi disattese tutte le domande fatte in questa sede:

Chi ha identificato tale reperto quale sumero?

Chi lo ha datato nel 1950 a.C. o quanto meno dove troviamo tale informazione?

Il Sig. Stefano Sepulcri ha visto il reperto al National Museum di Cartagine o lo ha letto da qualche parte? A me risulta che fa parte di una collezione privata è si trova in Francia

La ringrazio per l’attenzione

Considerazioni: Purtroppo il mio commento non solo non superò la moderazione di Biglino ma in seguito tutti i commenti all’articolo sono stati eliminati!

Fortunatamente avevo salvato la discussione ma era andata persa nelle migliaia di files del mio computer, in questi giorni in modo del tutto fortuito l’ho ritrovata, ho pensato di raccoglierla in un articolo per poter rispondere a quelle persone che mi hanno chiesto perché non avessi affrontato certe tematiche direttamente con Biglino, l’articolo dimostra che un tentativo l’ho fatto ma da quanto si evince dalla discussione per Biglino “non è un problema suo”.

 

Il pianeta Nibiru – le citazioni “quasi” scientifiche di Sitchin e Biglino

Stando a quello che hanno scritto Sitchin e Biglino la comunità scientifica avrebbe confermato in qualche modo le loro teorie sul “pianeta Nibiru”.

Biglino nel suo testo Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia, afferma che riguardo ai sumeri Zecharia Sitchin costituisce la fonte primaria e insostituibile, ovviamente Biglino non si è preso mai la briga di controllare la veridicità delle affermazione del suo “maestro”, anzi a quanto pare Biglino non controlla nessuna delle citazioni che riporta nei suoi libri, l’importante e che “qualcuno” dica “qualcosa” che vada bene per i suoi scritti, questo è quanto mi fece capire in una breve discussione sul suo sito, se poi certi argomenti si rivelano delle bufale poco importa, si veda ad esempio quella del razzo egiziano che gli portai a conoscenza. – Link

In questo articolo voglio portare in evidenza come Sitchin e Biglino riportano le citazioni scientifiche, si potrà costatare non solo che esse non sono “fedeli” ma talvolta vengono anche “modificate” in modo da far dire agli studiosi ciò che “vogliono” che dicano.

Partiamo con la premessa fatta da Biglino sempre nel suo libro Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia:

Cosa ci dicono “i fondatori di tutta la civiltà umana” riguardo Nibiru?

«Ci raccontano che esiste nel Sistema solare un pianeta di cui noi ufficialmente non conosciamo ancora l’esistenza; un pianeta chiamato NIBIRU che ha un’orbita retrograda rispetto a quella di tutti gli altri pianeti e la cui durata è pari a 3.600 anni terrestri.
Il nome NIBIRU significherebbe “Pianeta dell’attraversamento” proprio perché questo corpo celeste attraversa in senso contrario le ellissi percorse dai suoi “colleghi” (quelle di Marte e Giove in particolare).
L’orbita retrograda ci fa pensare che NIBIRU non può essere stato generato con il Sole, come gli altri pianeti, per cui deve necessariamente essere stato “attratto e catturato” dalle forze gravitazionali del nostro Sistema solare: questo è proprio ciò che affermano i racconti dei Sumeri (secondo le interpretazioni degli autori considerati “alternativi” rispetto alla scienza ufficiale).
Un satellite di questo pianeta avrebbe addirittura impattato con la Terra, producendo la grande depressione che si trova sotto l’Oceano Pacifico: nel corso di questo scontro dalle dimensioni cosmiche si sarebbero originate l’orbita attuale della Luna e la fascia degli asteroidi.»

Detto questo Biglino si pone una domanda importante:

Ma che cosa dice la scienza moderna?

«Ecco di seguito un breve riassunto delle scoperte e delle posizioni ufficiali della comunità scientifica che in qualche modo confermano le “incredibili”, “inaccettabili” ipotesi astronomiche appena esposte.»

Prima di affrontare una per una le “scoperte” riportate da Biglino va fatta un importante precisazione.

Qualsiasi risultato riguardo la ricerca del decimo pianeta o “Pianeta X” non conferma obbligatoriamente la teoria del “pianeta Nibiru”, questo perché esso ci è stato descritto da Sitchin & co. con delle caratteristiche precise:

Periodo orbitale di 3600 anni – perielio tra Marte e Giove – orbita retrograda

Quindi se uno scienziato parla di un decimo pianeta che orbita all’esterno di Nettuno o Plutone e ha un periodo orbitale di 400 anni o di 6 milioni di anni sta parlando d’altro non certo del fantomatico Nibiru.

Passiamo adesso alle citazioni:

1) Nel 1999 Mario di Martino astronomo presso l’Osservatorio Astronomico di Torino, ha scoperto che le deviazioni dell’orbita di 82 comete (tra cui quella di Halley) sono dovute a un pianeta grande circa tre volte Giove, con orbita retrograda inclinata rispetto ai piani orbitali degli altri pianeti a 25 UA (Unità Astronomiche) dal Sole.

Controlliamo le caratteristiche:

Orbita retrograda: si;

Perielio o distanza: no, considerato che Nettuno si trova a circa 30 UA e Urano a circa 20 UA dal Sole, il corpo celeste passerebbe fra i suddetti pianeti anziché tra Marte e Giove;

Periodo orbitale: sconosciuto

Andando poi a cercare la fonte citata si riscontra che essa risulta alquanto “infedele”, l’astronomo Mario di Martino è solo l’autore dell’articolo:

Rispunta il Pianeta X – un misterioso deviatore di comete ai confini del Sistema Solare

mentre la presunta scoperta è da attribuire a due gruppi indipendenti guidati da J. Murray e J. Matese; la distanza dal Sole risulta di 25.000 UA anziché 25 UA, inoltre l’articolo riporta il tempo orbitale che varia dai 4-5 ai 6 milioni di anni:

«Contemporaneamente, un gruppo di ricercatori, dell’Università della Luisiana (USA), coordinati da J. Matese, dopo aver studiato il comportamento orbitale di 82 comete probabilmente provenienti dalla Nube di Oort, afferma che l’oggetto potrebbe essere un pianeta o una nana bruna – un oggetto intermedio tra un pianeta e una stella – di massa pari a tre volte quella di Giove orbitante intorno al Sole a una distanza di 25 mila U.A.»

«L’oggetto proposto come corpo perturbatore secondo Matese avrebbe un periodo orbitale attorno al Sole di 4-5 milioni di anni mentre per Murrey il periodo sarebbe di circa 6 milioni di anni e il moto retrogrado, cioè in direzione opposta a quella seguita dai nove pianeti tradizionali.»

L'Astronomia, n. 205, gennaio 2000, p.10

L’Astronomia, n. 205, gennaio 2000, p.10

In breve, quanto detto da J. Murray e J. Matese non ha nulla da spartire col pianeta Nibiru.

2) Nel corso del 1972, esaminando la traiettoria della cometa di Halley, J. Brady (del Lawrence Livermore Laboratori, California) scopri che anche l’orbita di questa cometa, come quella di Urano e Nettuno, era perturbata. Per spiegare questo fenomeno ipotizzò l’esistenza di un “Pianeta X” alla distanza di 64 UA dal Sole (Plutone ne dista 39), con periodo orbitale di 1800 anni terrestri (la metà della durata indicata dai Sumeri…), dotato di un’orbita retrograda.

Sitchin nel suo libro La Genesi (Genesis Rivisited) da la spiegazione ad un presunto errore commesso da Brady nel calcolo del periodo orbitale:

Poiché Brady, come tutti gli astronomi che cercano il pianeta x, presumeva che il pianeta orbiti attorno al Sole nello stesso modo degli altri pianeti, misurava la distanza dl pianeta dal Sole calcolando la metà del suo asse maggiore (fig 102, distanza “a”). Ma secondo le testimonianze dei Sumeri, Nibiru orbita attorno al sole come una cometa, con il Sole al punto finale dell’ellissi, così che la distanza dal Sole corrisponde all’intero asse maggiore, e non alla sua metà (fig. 102 distanza “b”). Potrebbe l’idea che Nibiru sta tornando indietro verso il suo perigeo, spiegare il fatto che l’orbita calcolata da Brady, 1800 anni terrestri, è esattamente la metà dell’orbita di 3600 anni terrestri che i Sumeri attribuiscono a Nibiru? – La Genesi, ed. Gruppo Futura, p. 353

Figura 102

Figura 102

Sembrerebbe interessante se non fosse che anche in questo caso la citazione è “infedele”, Brady parla di una distanza di circa 60 UA (il doppio di quella di Nettuno), di una massa 3 volte quella di Saturno e, cosa più importante, un periodo orbitale di 464 anni!
L’articolo di Joseph Brady The Effect of a Trans-Plutonian Planet on Halley’s Comet può essere consultato sul web – Link

Il fisico nucleare Robert J. Tuttle nel suo testo The Fourth Source: Effects of Natural Nuclear Reactors ebbe modo di riproporre i risultati di Brady:

Brady 1972

I 1800 anni a quanto pare sono un invenzione di Sitchin, di conseguenza niente pianeta Nibiru.

3) I dati raccolti dalle missioni Pioneer della Nasa hanno sostanzialmente confermato che ci deve essere un corpo celeste, grande circa il doppio della Terra, in orbita solare, a una distanza di almeno 2,4 miliardi di km oltre Plutone e con periodo orbitale superiore ai 1000 anni.

In verità i fatti affermano il contrario, la notizia risale al 1987 ed è basata su una conferenza di John Anderson del Jet Propulsion Laboratory presso Ames Research Center a Mountain View in California, egli disse che le due sonde Pioneer viaggiando ben oltre i pianeti conosciuti non erano riuscite a trovare alcuna prova a sostegno della teoria che un decimo pianeta era là fuori da qualche parte, in cinque anni di misurazione e di analisi precise, il dottor Anderson riferì di non aver trovato nulla nei dati delle Pioneer che rivelassero effetti gravitazionali che non potevano essere spiegate dalle forze dei noti nove pianeti, ma questo non necessariamente risolveva la questione, l’apparente presenza della forza nel 19° secolo e l’apparente assenza di allora (1987) potevano essere spiegate, secondo il dr. Anderson, dall’esistenza di un oggetto di grandi dimensioni che in quel momento si trovava a grande distanza dal Sole o che stava orbitando sul lato del Sole opposto ad Urano e Nettuno.

La ”migliore spiegazione”, disse il dr. Anderson, è che l’oggetto si trova su un’orbita inclinata ad angolo retto rispetto le orbite del resto dei pianeti, e che nel secolo scorso attraversato il piano degli altri pianeti ed ora è lontano dal piano su sua orbita allungata, tale orbita porterebbe il pianeta vicino al resto del sistema solare solo ogni 700 a 1.000 anni, inoltre secondo la sua ipotesi, l’oggetto deve essere cinque volte più massiccio della Terra. – link

Però anche in questo caso non abbiamo alcun indizio riguardo il pianeta Nibiru

4) James Christie dell’osservatorio navale USA ha ipotizzato che l’inclinazione di Plutone e di Urano, lo spostamento di Plutone e l’orbita retrograda di Tritone (una luna di Nettuno) sono dovuti al passaggio di un “pianeta intruso” nel sistema solare: grosso da 2 a 5 volte la Terra, con un’orbita inclinata, posto alla di circa 2,4 miliardi di km oltre Plutone.

L’astronomo James Christy è noto per aver scoperto nel 1978 Caronte il satellite di Plutone , la notizia di cui sopra va però attribuita a due suoi collaboratori Robert Harrington e Tom Van Flandern:

New Scientist 6 Settembre 1979, p. 733

New Scientist, 6 Settembre 1979, p. 733

New Scientist, 6 Settembre 1979, p. 733

New Scientist, 6 Settembre 1979, p. 733

Ancora una volta non c’è correlazione tra l’ipotesi riportata e il pianeta Nibiru.

5) Ray Reynolds, del centro ricerche Ames, sostiene che «gli astronomi sono talmente sicuri dell’esistenza del Pianeta X che non rimane che dargli un nome.»…
Viene chiamato Pianeta X non solo perché ancora formalmente sconosciuto, ma perché sarebbe il decimo pianeta del Sistema solare dopo i nove già noti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone.

L’affermazione di Ray Reynolds risale al 1983 – Link

Reynolds si dimostra “sicuro” che prima o poi il Pianeta X verrà scoperto, ma come ho già detto questo non significa che necessariamente le caratteristiche del Pianeta X corrispondano a quelle del pianeta Nibiru.

6) A seguito delle ricerche effettuate con l’IRAS (Osservatorio astronomico a infrarossi) è stata rilevata col calore la presenza di un grosso corpo nella zona della costellazione di Orione, che si muove molto lentamente. Nel 1983 nel corso di un intervista concessa dai responsabili del progetto IRAS alla rubrica scientifica del “Washington Post”, venne data una notizia, immediatamente riportata dai vari quotidiani americani con espressioni di grande effetto: scrissero infatti che gli astronomi erano “confusi” da un oggetto gigantesco un corpo celeste misterioso presente nel Sistema solare e che rappresenta un enigma di dimensioni cosmiche.
In quell’occasione il direttore del Progetto IRAS, G. Neugebauer, dichiarò di non sapere di cosa si trattasse, ma la NASA rese pubblica una dichiarazione nella quale affermava che l’oggetto celeste rilevato dall’IRAS «potrebbe trovarsi in fase di avvicinamento alla Terra e potrebbe trattarsi del decimo pianeta che gli astronomi cercano da tempo».

Biglino, come tanti altri, citato l’articolo del Washington Post datato 30 dicembre 1983 ma nessuno si è mai preoccupato dopo oltre 30 anni di saperne di più su un oggetto di cui conoscevamo la posizione, la comunità scientifica diede la risposta dopo circa un anno stabilendo che l’oggetto celeste non era un pianeta, ovviamente per certi giornalisti la notizia non era “interessante” e venne snobbata.

Ma andiamo per gradi, prima di conoscere le risposte degli studiosi proviamo a leggere per intero l’articolo del Washington Post:

Forse grande come Giove
Scoperto misterioso corpo celeste

Un corpo celeste grande forse come il pianeta gigante Giove e possibilmente così vicino alla Terra da far parte di questo sistema solare è stato trovato in direzione della costellazione di Orione da un telescopio orbitante a bordo del satellite astronomico infrarosso americano [IRAS].

L’oggetto è così misterioso che gli astronomi non sanno se è un pianeta, una cometa gigante, una vicina “protostella” che non è mai stata abbastanza calda da diventare una stella, una galassia lontana così giovane che le sue prime stelle sono ancora in fase di formazione o una galassia così avvolta nella polvere che la luce di nessuna delle sue stelle può mai attraversarla.

Tutto quello che posso dirvi è che non sappiamo di cosa si tratta,” Il dr. Gerry Neugebauer, responsabile scientifico IRAS per il Jet Propulsion Laboratory di California e direttore dell’Osservatorio Palomar per il California Institute of Technology, ha detto in un’intervista

La spiegazione più affascinante di questo corpo misterioso, che è così freddo che non emette luce e non è mai stato visto dai telescopi ottici sulla Terra o nello spazio, è che si tratta di un pianeta gigante gassoso grande quanto Giove e prossimo alla Terra di circa 50 miliardi di miglia [80 miliardi di Km]. Anche se ciò può sembrare una grande distanza in termini terrestri, esso è a due passi in termini cosmologici, così vicino, infatti, che sarebbe il corpo celeste più vicino alla Terra al di là del pianeta più esterno Plutone.

Se è davvero così vicino, sarebbe parte del nostro sistema solare“, ha detto il dr. James Houck del Center for Radio Physics and Space Research della Cornell University e membro del team scientifico del IRAS. “Se è così vicino, non so come gli scienziati planetari di tutto il mondo dovrebbero iniziare a classificarlo.

Il corpo misterioso è stato visto due volte dal satellite a infrarossi quando scansionò il cielo settentrionale da gennaio scorso a novembre, quando il satellite ha esaurito l’elio super freddo che ha permesso al suo telescopio di vedere i corpi più freddi nei cieli. La seconda osservazione è avvenuta sei mesi dopo la prima e ha suggerito che il corpo misterioso non si era mosso dal suo posto nel cielo vicino al confine occidentale della costellazione di Orione in quel periodo.

Questo suggerisce che non è una cometa, perché una cometa non dovrebbe essere così grande come quello che abbiamo osservato e una cometa avrebbe probabilmente dovuto muoversi“, ha detto Houck. “Un pianeta poteva essersi spostato se fosse vicino 50 miliardi miglia [80 miliardi di km], ma potrebbe anche essere un pianeta più lontano e non si è mosso nei sei mesi di tempo.

Qualunque cosa sia, ha detto Houck, il corpo misterioso è così freddo che la sua temperatura non è più di 40 gradi al di sopra dello zero “assoluto”, che è 459 gradi Fahrenheit sotto zero [-273 °C]. Il telescopio a bordo IRAS ha un raffreddato così basso ed è così sensibile che può “vedere” gli oggetti nel cielo che sono solo 20 gradi sopra lo zero assoluto.

Quando gli scienziati dell’IRAS hanno visto la prima volta il corpo misterioso e hanno calcolato che potrebbe essere, il più vicino, a 50 miliardi miglia [80 miliardi di km], ci fu una certa speculazione che esso potrebbe essere in movimento verso la Terra. “Non è posta in arrivo,” ha detto Neugebauer del Cal Tech. “Voglio spegnere questa idea con quanta più acqua fredda che posso.

Allora, di che cosa si tratta? E se è grande quanto Giove e così vicino al sole dovrebbe essere parte del sistema solare? In teoria, potrebbe essere il 10° pianeta che astronomi hanno cercato invano. Potrebbe anche essere una stella simile a Giove che ha iniziato a diventare una stella eoni fa, ma non è mai stata abbastanza calda come il sole da diventare una stella.

Anche se non possono confutare tale nozione, Neugebauer e Houck sono così tormentati da essa che non vogliono accettarla. La “speranza” di Neugebauer e Houck è che il corpo misterioso sia una galassia lontana e che sia così giovane che le sue stelle non hanno cominciato a brillare o così circondata dalla polvere che la luce stellare non riesce a penetrarne la coltre.

Credo che sia una di queste oscure, giovani galassie che non abbiamo mai potuto osservare prima”, ha detto Neugebauer. “Se lo è, allora si tratta di un importante passo avanti nella nostra comprensione della dimensione dell’universo, come l’universo è formato e come continua a formarsi col passare del tempo.

Il passo successivo per individuare ciò che il corpo misterioso è, ha detto Neuegebauer, è quello di cercarlo con i più grandi telescopi ottici del mondo. Già, il telescopio del diametro di 100 pollici [254 cm] a Cerro Tololo in Cile ha iniziato la sua ricerca e il telescopio da 200 pollici [508 cm] sul monte Palomar in California ha programmato diverse notti l’anno prossimo per cercarlo. Se il corpo è abbastanza vicino ed emette anche un pizzico di luce, il telescopio Palomar dovrebbe trovarlo dato che il satellite all’infrarosso ha individuato la sua posizione.» – Link

Washington post articolo

Le fantasiose illazioni del giornalista quando dice che Neugebauer e Houck sono così tormentati da essa, cioè dall’ipotesi del decimo pianeta, e che la “speranza” di Neugebauer e Houck è che il corpo misterioso sia una galassia lontana, sono assolutamente gratuite, il giornalista che appunto fa questo mestiere ha espresso le suddette affermazioni evidentemente per solleticare le fantasie del lettore. Possiamo dire che il giornalista era “tormentato” dal fatto che l’oggetto celeste potesse essere una lontana galassia e “sperava” che esso fosse finalmente il decimo pianeta.

Tom Chester che ha lavorato alle missioni IRAS e 2MASS, nel suo articolo No Tenth Planet Yet From IRAS affermò che quest’articolo, ed altri simili, furono scritti dopo una conferenza di presentazione dell’articolo di Houck Unidentified point sources in the IRAS minisurvey pubblicato poi il 1 marzo 1984.

Questo documento ha suscitato molto scompiglio nella stampa quando questo è stato pubblicizzato in una conferenza stampa a Washington, DC

Tra l’altro l’articolo di Washington post parla di un solo “oggetto misterioso” mentre Houck ne cita ben 9, Tom Chester riguardo all’articolo di Houck scrive:

In quel documento si è speculato che le fonti potrebbero essere sia una galassia che emette molto più radiazione infrarossa rispetto alla consueta radiazioni ottica; o essere un oggetto freddo nel sistema solare esterno; o essere una nana bruna appena fuori dal sistema solare; o essere qualcos’altro.

ed in seguito aggiunge:

Questi oggetti erano quindi “oggetti misteriosi”, almeno fino a quando i misteri sono stati risolti in breve tempo. Queste fonti si sono tutte rivelate galassie lontane, tranne una che era un sbuffo di un cirro infrarosso galattico (Soifer 1987 Annual Review of Astronomy & Astrophysics 25: 187), e tale fonte non si è mai rivelata essere un oggetto del sistema solare.

Gerry Neugebauer insieme a Harm J. Habing scrisse nel novembre del 1984 un articolo per la rivista Scientific American dal titolo The Infrared Sky, questo fu tradotto e pubblicato nel gennaio del 1985 dalla rivista italiana Le scienze col titolo Il cielo nell’infrarosso. Gli autori in riferimento alla conferenza di Washington scrissero:

All’epoca del primo annuncio sui risultati del minirilevamento, un anno fa [1983], nove sorgenti infrarosse non erano state identificate con alcun oggetto riportato nelle fotografie in luce visibile. Oggi tutte e nove le sorgenti del «campo vuoto» sono state spiegate. Una è un addensamento di materiale nei cirri infrarossi; le altre otto sono galassie lontane che emettono quantità enormi di radiazione infrarossa, con rapporti infrarosso/blu tra 30 e 500, e un’emissione in questa regione dello spettro pari a 10-100 volte la luminosità totale (a tutte le lunghezze d’onda) di una galassia a spirale normale.

A proposito del decimo pianeta gli autori affermarono:

Un altro corpo del sistema solare che si sta cercando di rintracciare nei dati dell’IRAS è un eventuale decimo pianeta oltre l’orbita di Plutone. La sua esistenza è stata proposta in numerose occasioni per spiegare alcune anomalie del moto di Nettuno, e l’emissione infrarossa è il segno che più probabilmente dovrebbe denunciarne la presenza. In effetti, se un decimo pianeta esiste davvero le prove della sua presenza sono quasi sicuramente rintracciabili tra i dati dell’IRAS relativi a sorgenti puntiformi, che non soddisfano i raffinati criteri di conferma. Fino a ora, però, non è stato scoperto. Link

Se qualcuno è interessato a conoscere i risultati del fallow-up dei 9 “oggetti misteriosi” Tom Chester segnala in quali documenti trovarli:

Aaronson & Olszewski 1984, Nature 309:414. Sei delle fonti sono galassie IR ad alta intensità.

Antonucci & Olszewski 1985, Astronomical Journal 90:2203; 1986, Astronomical Journal 91:56. Risolto quale galassia era la controparte di una sorgente IRAS; misurato o derivato limiti superiori per dimensioni angolari e ottenuto spettri radio di cinque galassie.

Houck et al. 1985, Astrophysical Journal Letters 290:L5. Sei delle fonti IRAS non identificate sono galassie ultra-luminose. [ULIRGs]

Comunque, stando anche alle parole dell’astronomo Mike Dworetsky l’oggetto misterioso descritto nell’articolo del Washington post era un addensamento di un cirro infrarosso situato nella costellazione del Toro ad ovest di Orione come scritto dal giornalista. – Link

James Houck nel suo articolo Unidentified IRAS sources – Ultrahigh-luminosity galaxies a proposito del cirro infrarosso si rifà al testo di Low Infrared cirrus – New components of the extended infrared emission:

In tutto, otto dei nove originali oggetti del Documento I si sono dimostrati essere extragalattici. Una fonte riportata nel Documento I 0412 + 085, si è rivelata, dopo un esame più attento dei dati IRAS, di essere un debole esempio di “cirro infrarosso” (Low et al. 1984) e non sarà discusso ulteriormente in questo Carteggio.

Tom Chester spiega in questo modo il perché la presunta scoperta in seguito non sia stata rettificata:

…è probabilmente comprensibile, dal momento che pochi non-astronomi leggono letteratura tecnica astronomica, e dal momento che nessuna conferenza stampa si è tenuta per annunciare questi risultati. Anche se si fosse tenuta una conferenza stampa, probabilmente non sarebbe stata comunque pubblicata dalla stampa, dato che questa notizia non era altrettanto eccitante.

7) William Gutsch, presidente del Planetario di New York, sostiene che è possibile che un decimo pianeta sia stato già stato trovato anche se non è ancora stato osservato coi telescopi ottici. Il pianeta viene cercato nei cieli meridionali a una distanza pari a circa 2,5 volte quella di Nettuno. È stato anche visto un corpo celeste scuro (pianeta o stella nana bruna?) orbitare nella zona di Sigma Orionis: è stato chiamato “S.ori72”.

Biglino ha rielaborato quanto scritto da Sitchin:

Ad esempio cito William Gutsch, presidente dell’American Museum-Hayden Planetarium di New York (e redattore scientifico di WABC-TV). Scrivendo delle scoperte di IRAS nella sua colonna “Skywatch”, ha detto: «Forse è stato già avvistato e catalogato un decimo pianeta», anche se, per averne conferma, è necessario osservarlo con telescopi ottici – La Genesi, ed. Gruppo Futura

William Gutsch dice che un decimo pianeta “forse” era stato avvistato e catalogato da IRAS ma a distanza di più di 30 anni questa eventualità è stata esclusa.

Inoltre, non si capisce cosa voglia dimostrare Biglino nel citare la scoperta dell’oggetto celeste S Ori 72 in Sigma Orionis visto che quest’ultimo è un sistema stellare distante più di 1000 anni luce.

8) I ricercatori dell’Istituto di Ricerca Sud-Occidentale (Colorado) e dell’Università della California (Santa Cruz) nell’agosto del 2000 hanno elaborato dei modelli di simulazione computerizzata dai quali risulta che circa 4,5 miliardi di anni fa la Terra è stata colpita da un corpo celeste grande almeno quanto Marte (o forse anche superiore): dall’impatto sarebbe nata la luna e sarebbe stata proiettata nello spazio una grande quantità di detriti.

Questo però non dimostra l’esistenza del pianeta Nibiru.

9) J. Murray (della UK’s Open University) e J. Matese (University of Louisiana) sostengono che l’uscita delle sonde terrestri dal sistema solare sarebbe fortemente rallentata dalla gravità esercitata da un corpo attualmente invisibile, ma di grandi dimensioni.

Anche se fosse così ciò non dimostra che questo “oggetto celeste” abbia le caratteristiche del pianeta Nibiru di Sitchin & co.

In conclusione volendo chiudere con una metafora, possiamo dire che:

Se qualcuno ha visto affondare una nave non è detto che questa sia necessariamente il Titanic!

Nibiru il pianeta fantasma – le presunte prove di Zecharia Sitchin nel testo di Campbell Thompson

Uno dei cavalli di battaglia di Zecharia Sitchin è la scoperta di un presunto pianeta di nome Nibiru descritto, secondo la sua personale interpretazione, nei testi cuneiformi mesopotamici. Sitchin nei suoi scritti ci diede un accenno su come ebbe origine la sua intuizione:

«Quando alla fine del XIX secolo, furono trovate e decifrate le tavolette astronomiche della Mesopotamia, gli scienziati dell’epoca (Franz Kugler ed Ernst Weidner sono considerati ancora oggi figure di spicco) discutevano se Nibiru fosse solo un altro nome per Marte o Giove. Il fatto che gli antichi non potessero conoscere nessun pianeta oltre Saturno era un assioma accettato. Fu un passo avanti di grande importanza il momento in cui, nel cuore di una notte, mi resi conto che Nibiru non è né Marte né Giove, ma è il nome di un altro pianeta nel nostro sistema solare.» [Il grassetto è dell’autore] – Quando i Giganti abitavano la Terra, Macro Edizioni, 2010, p. 120

Leggiamo ora una descrizione più dettagliata del intendimento di Sitchin riguardo Nibiru:

«Nibiru: nell’Epica della Creazione, il nome del pianeta che invase il Sistema Solare e, che assistito dai suoi sette satelliti – o lune -, si impegnò in una “Battaglia celeste” con un pianeta chiamato Tiamat. Dopo aver sconfitto e diviso in due Tiamat, l’invasore si unì al Sistema Solare, ma con un’orbita molto più grande di quella degli altri pianeti. Mentre l’Epica viene trattata generalmente alla stregua di un mito o allegoria, ZS l’ha considerata, invece, la narrazione di una sofisticata cosmogonia che descrive la formazione del Sistema Solare e della vita sulla Terra. Nei testi astronomici e nelle mappe celesti mesopotamiche, Nibiru (ribattezzato “Marduk” dai Babilonesi) è elencato tra i pianeti, perciò gli studiosi si sono chiesti se era solo un altro nome per indicare Giove o Marte. Considerando invece l’Epica della Creazione come un vero trattato di astronomia, ZS è giunto alla conclusione che Nibiru è proprio il nome sumero del pianeta “in più” del nostro Sistema Solare, che, quando si avvicina al Sole, passa tra Giove e Marte. Il nome del pianeta, Nibiru, significa infatti “Pianeta dell’attraversamento”, perché attraversa ripetutamente il luogo della Battaglia celeste; nelle raffigurazioni sumere era ritratto con il segno di una croce. La presenza di questo segno nelle raffigurazioni nel VII e VI secolo a.C. è stata uno degli indizi che ZS ha utilizzato nel suo libro Il giorno degli dèi per decifrare le profezie bibliche relative al “Giorno del Signore”; molti dei testi astronomici assiri e babilonesi di quell’epoca sono serviti davvero da guida per osservare il pianeta Nibiru che ritornava in prossimità della Terra. Vedi Ashurbanipal, Astronomia, Battaglia celeste, Croce, Epica della Creazione Giorno del Signore, Sar, Tiamat.» – Le cronache terrestri rivelate, ed. Piemme, 2011, pp. 175-176

L’intenzione di questo mio articolo non è tanto quello di spiegare cos’è Nibiru, ma di verificare se i testi citati da Sitchin affermano quanto lui dice è cioè che Nibiru è un pianeta diverso da quelli conosciuti sia nell’antichità che in epoca moderna, va detto che Sitchin credeva che gli antichi non solo conoscevano i 5 pianeti visibili ad occhio nudo è cioè Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno a anche tutti gli altri: Urano, Nettuno e Plutone, tutto questo in base ad una sua personale interpretazione dell’Enuma elish altrimenti detta Epica della creazione. Di quanto sia “dubbia” l’interpretazione di Sitchin ne ho parlato in un altro articolo presente in questo blog – Link

Prima di iniziare con le prove citate da Sitchin è giusto segnalare quale significato il mondo accademico da al termine Nibiru traslitterato anche come Neberu o Nebiru:

A Concise Dictionary of Akkadian

A Concise Dictionary of Akkadian

Nēberu: 1. Attraversamento, guado; 2. traghetto, traghettatore 3. astr. (pianeta Giove); anche il nome della stella polare?

The Assyrian Dictionary

The Assyrian Dictionary

Nēberu1. traghetto, guado, attraversamento 2. traghetto, traghettamento, 3. (uno dei nomi del pianeta Giove).

John A. Halloran autore del Sumerian Lexicon a riguardo di Nibiru scrive:

Neberu è una parola accadica, non una parola sumera. Si riferiva all’attraversamento di un fiume, guado, o un traghetto (barca). La città di Nippur fu probabilmente situata presso un posto simile. Il pianeta Giove, che sappiamo fu successivamente chiamato Neberu, collegato alla principale divinità del pantheon babilonese, Marduk. Non abbiamo prove, ma in precedenza può essere appartenuto al sumero Enlil, il dio del tempio di Nippur e principale divinità del pantheon sumero. C’è la possibilità che Neberu si riferisse anche alla Stella Polare. – Link

Le prove di Sitchin

Passiamo ora alla disamina dei testi citati da Sitchin presenti nell’opera di R. Campbell Thompson:

Reports of the Magicians and Astronomers of Nineveh and Babylon

essa è divisa in 2 volumi, nel primo sono riportati i testi in cuneiforme, nel secondo la loro traslitterazione e traduzione, il lavoro di Thompson è presente sul web è si può consultare e scaricare ai seguenti link: Volume 1Volume 2

Sitchin nel suo libro Il PIaneta degli Dèi scrive:

«Molti dei testi che parlavano dell’arrivo del pianeta erano in realtà quasi dei responsi oracolari che profetizzavano l’effetto che tale evento avrebbe prodotto sulla Terra e sul genere umano. R. Campbell Thompson (Reports of the Magicians and Astronomers of Niniveh and Babylon, «Resoconti di maghi e astronomi di Ninive e Babilonia») analizzò diversi di questi testi, che parlano dell’avanzata del pianeta, di come esso «aggirava la postazione di Giove» e arrivava al punto di attraversamento, Nibiru:

Quando dalla postazione di Giove
il Pianeta passa verso ovest,
vi sarà un tempo di tranquillità e sicurezza.
Una dolce pace scenderà sulla regione.
Quando dalla postazione di Giove
il Pianeta diverrà più luminoso
e nella casa zodiacale del Cancro diventerà Nibiru,
Akkad traboccherà di abbondanza,
il re di Akkad sarà ancora più potente.
Quando Nibiru culmina…
la regione se ne starà al sicuro,
i re nemici saranno in pace,
gli dèi ascolteranno le preghiere ed esaudiranno le
suppliche.

Si sapeva, però, che l’avvicinarsi del pianeta avrebbe anche portato piogge e inondazioni, a causa dei suoi forti influssi gravitazionali:

Quando il Pianeta del Trono del Cielo
si farà più luminoso,
vi saranno alluvioni e piogge…
Quando Nibiru giungerà al perigeo,
gli dèi daranno finalmente la pace;
affanni e complicazioni si placheranno.
Pioggia e inondazioni arriveranno.»

Il Pianeta degli Dèi, ed. Piemme, pp. 309-310

Sitchin nel citare l’opera di Campbell Thompson unisce il testo di due tavolette ivi riportate, la n. 186 (82-5-22,57) e la n. 187 (K 806):

No. 186 (Recto 5 ss.). – Quando Giove cresce luminoso, il re di Akkad diverrà preminente. Quando Giove (Íngišgalanna) cresce luminoso, ci saranno inondazioni e piogge, (Íngišgalanna = Sagmígar.) Quando Giove appare in Iyyar, la terra …. Quando Giove (Nibiru) culmina, gli dèi daranno la pace, problemi saranno risolti, e le complicazioni saranno sbrogliate. Piogge e inondazioni arriveranno; la quantità di colture, a proposito del freddo, sarà al di fuori di ogni misura alla quantità di freddo sulle colture. Le terre saranno abitate in modo sicuro. Re ostili saranno in pace, gli dèi riceveranno preghiere e ascolteranno suppliche; i presagi del mago saranno chiari. Da Nírgal-íṭir.
No. 187 (Recto. 1-6). Quando Giove (Sagmìgar) passa verso il luogo del tramonto, le dimore saranno sicure, una dolce pace scenderà sulla terra. (Esso è apparso davanti ad Allul [Cancro]). Quando Giove (Sagmìgar) acquisisce brillantezza nel tropico del Cancro e (diventa?) Nibiru, Akkad traboccherà con abbondanza, il re di Akkad crescerà potente. (Verso. 5 ss.) Quando una grande stella come il fuoco si alza dal sorgere del sole e scompare al tramonto, le truppe del nemico in battaglia (o) le truppe del nemico saranno massacrate e uccise. All’inizio del tuo regno Giove fu visto nella sua posizione corretta; possa il signore degli dèi farti felice e allungare i tuoi giorni! Dal Ašaridu, figlio di Damķa.

Proviamo ora a fare un confronto con le citazioni di Sitchin e il testo di Thompson riportando sia quelle originali in inglese che le relative traduzioni:

Thompson 1

Secondo Sitchin questo verso descrive il passaggio del “Pianeta”, alias Nibiru, dalla “postazione di Giove” cioè dalla sua orbita, purtroppo non è quello che scrive Thompson che traduce correttamente il testo cuneiforme:

[Ana mul] SAG.MI.GAR a-na irib Samsi i-ti-ik

[Ana mul] SAG.MI.GAR a-na irib Samsi i-ti-ik

Traduzione: Se Sagmigar (Giove) verso ovest passa

Sitchin in modo arbitrario ha aggiunto un secondo soggetto alla frase, la parola “Pianeta” da lui intesa come Nibiru semplicemente non c’è!

Sitchin ripete purtroppo la stessa manipolazione anche nei versi successivi:

Thompson 2

Sitchin si riferisce proprio a questo verso quando dice che alcuni testi:

«…parlano dell’avanzata del pianeta, di come esso «aggirava la postazione di Giove» e arrivava al punto di attraversamento, Nibiru»

Vediamo esattamente come traslittera Thompson:

186, 4

Traduzione:

4. Quando Sagmigar (Giove) nella via di ilu.Bíli (Enlil)
5. la brillantezza aumenta Nibiru…diventa(?)…

Thompson preferisce la dicitura “tropico del Cancro” al posto di “via di Enlil”, una delle tre bande con le quale gli antichi astronomi dividevano il cielo, ma entrambi indicano la stessa cosa cioè la parte di cielo situato al nord dell’equatore celeste.

Via di Enlil, Via di Anu, Via di Ea.

Via di Enlil, Via di Anu, Via di Ea

Di questo, ovviamente, ne era a conoscenza anche Sitchin, parlando del testo noto con la sigla AO.6478 diceva infatti che esso elencava:

«…le 26 stelle maggiori visibili sulla linea che oggi chiamiamo Tropico del Cancro e ne stabilisce le distanze calcolandole in tre modi diversi.»

Non c’è quindi giustificazione alcuna nel tradurre “la via di Enlil” o “tropico del Cancro” con “casa zodiacale del Cancro”, evidentemente Sitchin aveva bisogno di “addomesticare” la citazione per arrivare ad una sua conclusione come vedremo in seguito.

Thompson 3

Qui Sitchin cita quasi perfettamente Thompson tranne in un punto, riportando la stessa frase citata poche righe prima decide  di cambiare il significato di un termine, vediamo:

Quando Nibiru culmina…

diventa in seguito:

Quando Nibiru giungerà al perigeo

Il termine a cui è stato cambiato il significato è ippuhama

ippuhama

esso deriva dal verbo napāhu che ha svariati significati [link] tra cui divenire visibile, levare, sorgere, risplendere, ed è proprio con queste accezioni che napāhu viene tradotto nei testi astronomici e astrologici. Tradurre “giungere al perigeo” cioè arrivare al punto più vicino alla terra è un invenzione letteraria di Sitchin creata ad hoc per collegarla a quella precedente della “casa zodiacale del Cancro” per poter scrivere quanto segue:

«Messi insieme, i testi astronomici del periodo di Ashurbanipal descrivevano un pianeta che appariva dal margine del sistema solare, che si levava e diventava visibile quando raggiungeva Giove (o anche Saturno prima) e che poi curvava in basso verso l’eclittica. Al suo perigeo, quando era più vicino al Sole (e quindi alla Terra) il pianeta – all’Attraversamento – diventava Nibiru “nello zodiaco del Cancro”. Come mostra l’accluso diagramma schematico (non in scala), ciò può verificarsi solo quando il sole sorge nell’equinozio di primavera nell’Era dell’Ariete – nell’era zodiacale dell’Ariete (fig. 92) – Il Giorno degli Dei, ed Piemme, 2009, pp. 216-217

fig. 92

Dando il giusto significato alle parole le conclusioni di Sitchin risultano del tutto prive di fondamenta.

Thompson 4

Qui siamo di fronte all’ennesima confusione di Sitchin, questi a dispetto di Thompson traduce Íngišgalanna con “il Pianeta del Trono del Cielo” identificandolo sempre col “suo” Nibiru, mentre Thompson lo traduce con Giove perché semplicemente è il testo stesso che identifica Íngišgalanna con Sagmígar (Giove)!

Sagmegar

Íngišgalanna = Sagmígar

Passiamo adesso ad un altro passo dei libri di Sitchin dove viene citato un testo sempre presente nell’opera di Thompson:

«Pianeta del dio Marduk:
al suo apparire: Mercurio.
Al sorgere di trenta gradi dell’arco celeste: Giove.
Quando si trova nel luogo della battaglia celeste: Nibiru.

Come mostra lo schematico diagramma che qui riproduciamo, i testi sopra citati non chiamano il Dodicesimo Pianeta con diversi nomi (come hanno creduto gli studiosi), ma ne illustrano piuttosto il movimento, indicando i tre punti cruciali nei quali la sua apparizione può essere osservata e registrata dalla Terra (figura 114).

fig. 114

La prima occasione per osservare il Dodicesimo Pianeta quando la sua orbita lo riportava vicino alla Terra era dunque quando esso si allineava con Mercurio (punto A): secondo i nostri calcoli, ciò avveniva ad un angolo di 30 gradi rispetto all’immaginario asse celeste Sole-Terra-perigeo. Più vicino alla Terra, e quindi apparentemente più “alto” nei cieli terrestri (di altri 30 gradi, per l’esattezza), il pianeta attraversava l’orbita di Giove nel punto B. Infine, quando arrivava nel luogo della battaglia celeste, e cioè al perigeo o “Luogo dell’Attraversamento”, il pianeta era Nibiru, punto C. Pertanto, se tracciamo un asse immaginario tra il Sole, la Terra e il perigeo dell’orbita di Marduk, gli osservatori dalla Terra potevano vedere Marduk una prima volta quando era allineato con Mercurio, a un angolo di 30 gradi (punto A). Avanzando di altri 30 gradi, Marduk attraversava il tragitto orbitale di Giove nel punto B. Poi, al perigeo (punto C), Marduk arrivava al Luogo dell’Attraversamento, il Crocevia: tornato al luogo della battaglia celeste, riprendeva la sua orbita di ritorno verso lo spazio aperto.» – Il Pianeta degli Dei, pp. 313-315

In seguito Sitchin ha cambiato in parte l’interpretazione dei versi citati invalidando quanto detto da lui precedentemente:

«Fra i testi puramente astronomici tradotti e senza dubbio studiati, c’erano linee guida per osservare l’arrivo di Nibiru e riconoscerlo non appena compariva. Un testo babilonese che conteneva ancora l’antica terminologia sumera affermava:

Pianeta del dio Marduk
Al suo apparire SHUL.PA.E;
Al sorgere di trenta gradi d’arco celeste, SAG.ME.NIG;
Quando si trova al centro del cielo: NIBIRU.

Mentre il primo pianeta citato (SHUL.PA.E) si ritiene essere Giove (ma potrebbe anche essere Saturno), il nome del successivo (SAG.ME.NIG) poteva essere una variante di Giove, ma molti ritengono sia Mercurio. Un testo analogo di Nippur, che traduceva i nomi sumeri UMUN.PA.UD.DU e SAG.ME.GAR, ha suggerito che l’arrivo di Nibiru sarebbe stato “annunciato” dal pianeta Saturno e che, dopo essersi alzato di 30° gradi, sarebbe arrivato vicino a Giove. Altri testi (ad esempio una tavoletta conosciuta come la K. 3124) affermano che dopo essere passato accanto a SHUL.PA.E e SAG.ME.GAR – che ritengo essere Saturno e Giove – il «pianeta Marduk» entrerà «nel sole» (ossia entrerà nel perigeo, nel punto più vicino al Sole) «diventando Nibiru». – Il Giorno degli Dèi, ed Piemme, 2009, pp. 214-215

Proviamo a mettere a confronto la stessa citazione riportata da Sitchin nei suoi due libri:

Sitchin 1

Sitchin nel suo libro Il Pianeta degli Dei identifica SHUL.PA.E con il pianeta Mercurio, anni dopo in Il Giorno degli Dei lo identifica con Saturno senza però giustificare il suo nuovo intendimento rispetto al precedente, ma allora come va identificato SHUL.PA.E in quel verso?

Prima di dare una risposta va chiarito che, almeno secondo gli studiosi, SHUL.PA.E non è mai identificato con Saturno ma sempre con Giove e qualche volta con Mercurio:

«d/mul.šul.pa.è = Šulpae (giovane brillante – un dio sumero attestato dal primo periodo dinastico). La letteratura secondaria presume che Šulpae sia un nome per il solo Giove, ma questo non è corretto. È un nome dato al pianeta Marduk (J+Me) [Giove+Mercurio] quando è in levate eliaca – asserito esplicitamente in 8147:7. J (8147, 8212, 8214, 8288, 8398, 8438), Me (8093, 8114 per il calcolo).» – Brown, Mesopotamian Planetary Astronomy-Astrology, ed. 2000, p. 58

Ora per capire se SHUL.PA.E è da riferirsi a Giove o a Mercurio i versi estrapolati da Sitchin vanno rimessi nel loro contesto è cioè nel testo di un presagio riportato sulla tavoletta K 120A (No. 94), riporto di seguito la traduzione di Thompson:

Ieri sera un alone ha circondato la Luna, e Giove (Sagmigar) e lo Scorpione stavano al suo interno. Quando un alone circonda la Luna e Giove (Sagmigar) sta al suo interno, il re di Akkad sarà assediato. Quando un alone circonda la Luna e Giove (Nibiru) sta al suo interno, ci sarà abbattimento di bestiame e delle bestie dei campi. (Marduk è Umunpauddu [SHUL.PA.E] al suo apparire, quando si leva per due (o quattro) ore diventa Sagmigar; quando sta nel meridiano diventa Nibiru) Quando un alone circonda la Luna e lo Scorpione sta in esso, indurrà uomini a sposarsi con principesse (o) leoni moriranno e il commercio della regione sarà ostacolato. (Questi sono dalla serie ‘Quando un alone circonda la Luna e Giove si trova al suo interno, il re di Aharru eserciterà potere e sconfiggerà il paese del suo nemico.’ Questo è infausto.) Da Nabu-musisi.

In questo presagio sembra abbastanza chiaro che l’unico pianeta preso in considerazione è Giove, quand’anche non fosse, la pretesa di Sitchin di vedere nei versi da lui citati l’attraversamento di varie orbite da parte di un ipotetico pianeta risulta a dir poco fantasiosa, inoltre la spiegazione dei versi che lui da nel suo libro Il Giorno degli Dei confonde ulteriormente i lettori:

«… il nome del successivo (SAG.ME.NIG) poteva essere una variante di Giove, ma molti ritengono sia Mercurio»

SAG.ME.NIG e SAG.ME.GAR non sono 2 nomi diversi ma diverse traslitterazioni dello stesso termine scritto in cuneiforme:

Sagmenig

NIG, GAR

NIG, GAR

Il termine SAG.ME.GAR è sempre applicato a Giove e mai a Mercurio come lo stesso Sitchin fa nei suoi scritti, egli quindi con un piccolo espediente letterario svia i suoi lettori:

«Un testo analogo di Nippur, che traduceva i nomi sumeri UMUN.PA.UD.DU e SAG.ME.GAR, ha suggerito che l’arrivo di Nibiru sarebbe stato “annunciato” dal pianeta Saturno e che, dopo essersi alzato di 30° gradi, sarebbe arrivato vicino a Giove.»

In primo luogo non esiste alcun testo ritrovato a Nippur, ne parlerebbero i cataloghi dei corpi celesti nella letteratura mesopotamica come quello di Gössmann Planetarium babylonicum, oder die sumerisch-babylonischen Stern-namen del 1950 o il più recente di Kurtik Звездное небо Древней Месопотамии (Il cielo stellato della antica Mesopotamia) del 2007, ad oggi solo due tavolette riportano i versi citati da Sitchin la K 120A (link) e la K. 3124 (link) ed entrambe provengono da Ninive.

Sitchin aggiunge che il “testo di Nippur” renderebbe i nomi planetari sumeri (orig. ingl. rendering the Sumerian planetary names) come UMUN.PA.UD.DU e SAG.ME.GAR ripetendo lo stesso gioco di prima, infatti UMUN.PA.UD.DU e SHUL.PA.E sono due traslitterazioni diverse per lo stesso termine scritto in cuneiforme, le differenti traslitterazioni in questo caso si spiegano con il fatto che in passato non si conosceva l’esatta pronuncia, Thompson che infatti scrive nel 1900 traslittera UMUN.PA.UD.DU:

UMUN (ŠUL). PA. UD.DU (E3)

sul-pa-e

Sitchin continua:

«Altri testi (ad esempio una tavoletta conosciuta come la K. 3124) affermano che dopo essere passato accanto a SHUL.PA.E e SAG.ME.GAR – che ritengo essere Saturno e Giove – il «pianeta Marduk» entrerà «nel sole» (ossia entrerà nel perigeo, nel punto più vicino al Sole) «diventando Nibiru.»

Riguardo la tavoletta K. 3124 Erica Reiner ad oggi risulta l’unica che l’ha traslitterata e pubblicata nel suo Babylonian Planetary Omens: without special title, 1998 (BPO 3), quindi quando Sitchin legge nella tavoletta K 3124 che il «pianeta Marduk» entrerà «nel sole» «diventando Nibiru», si rifà al lavoro della Reiner, purtroppo Sitchin ancora una volta travisa completamente il testo, riporto di seguito l’immagine del verso preso dal testo della Reiner con la mia traduzione letterale:

K 3124

il verso si potrebbe tradurre in questo modo:

Quando sta su in mezzo al cielo: Nibiru; quando sta su nel luogo del tramonto: Dapinu

Il termine d.UTU.ŠÚ.A che Sitchin sbagliando traduce “nel sole”, sta ad indicare “il luogo dell’ovest” o “dove tramonta il sole”, tra l’altro esso è presente anche nel testo no. 187 di Thompson, nel citarlo Sitchin, in questo caso, non ha avuto problema nel tradurlo correttamente con “verso ovest”:

A Concise Dictionary of Akkadian

A Concise Dictionary of Akkadian

Infine il termine non va ad applicarsi a Nibiru ma a Dapinu che è uno dei nomi dati al pianeta Giove:

The Assyrian Dictionary

The Assyrian Dictionary

Possiamo dire che i versi citati in K 120A e K 3124 si integrano a vicenda, checché ne dica Sitchin, essi descrivano i diversi nomi che prende il pianeta Giove nelle diverse posizioni nel cielo dall’alba al tramonto:

La stella di Marduk quando appare è Šulpae;
quando si è levata per 1 ‘doppia ora’ è Sagmegar;
quando sta su in mezzo al cielo è Neberu;
quando sta su nel luogo del tramonto è Dapinu

La preghiera del “Padre nostro” trae origine dalla letteratura egiziana?

E’ indubbio che in passato la cultura egizia e quella mesopotamica abbiano avuto una certa “influenza” su quella ebraica e di riflesso su quella cristiana, questo però non significa che queste ultime non abbiano espresso qualcosa di originale non riscontrabile altrove.

Riguardo il cristianesimo, ci sono alcune persone che hanno prodotto della letteratura nel tentativo di dimostrare che questi abbia quasi del tutto mutuato il suo credo, i precetti e i dogmi da altre culture ed in particolare quella egizia.

Purtroppo alcune di queste persone ha un po forzato la mano cercando di trovare similitudini dove non ci sono, come ad esempio la somiglianza della preghiera del Padre nostro con alcuni testi egizi, decretando di conseguenza che la preghiera è stata mutuata dalla cultura egiziana.

Forse i primi a supporre l’origine egiziana del Padre nostro sono stati Lynn Picknett e Clive Prince citati anche da Giancarlo Tranfo in La croce di spine, ecco cosa scrivono:

Fin dal XIX secolo il grande egittologo E.A. Wallis Budge (13) aveva notato che un’antica preghiera egiziana a Osiride-Amon incominciava con le stesse parole del Padre nostro: «Amon, Amon che sei nei cieli […]» Pertanto sembra chiaro che non sia stato Gesù a comporre il Padre nostro – La rivelazione dei templari, ed. 1998, p. 232

(13) Wallis-Budge, Egyptian Magic, p. 116.

Gli autori affermano candidamente che Gesù non compose il Padre nostro inquanto in passato un altra preghiera iniziava similmente. Non credo che bisogna essere un filologo o chi altro per costatare l’inconsistenza di tale affermazione, un elemento così esiziale non può da solo invalidare la paternità altrui del Padre nostro.

Considerato che il testo di Wallis Budge è presente online verifichiamo la citazione:

O Amen, O Amen, who art in heaven, turn thy face upon the dead body of thy son, and make him sound and strong in the underworld – link (cfr. The Egyptian Book of the Dead, p. 290)

Traduzione:

O Amen, O Amen, che sei nei cieli, volgi il tuo volto sul corpo morto di tuo figlio, e rendilo sano e forte nel mondo sotterraneo

La frase è presa dal Libro dei morti egizio capitolo CLXII, essa risulta essere una formula, una parola di potere recitata per il defunto, inoltre i suddetti autori sembrano voler far capire che fu lo stesso Wallis Budge a notare la suddetta somiglianza, purtroppo per loro egli non ne fa alcun accenno nel suo testo.

Un altra “forzatura” la troviamo su internet, circola infatti sul web la traduzione anonima di una preghiera egizia, qualcuno è dell’opinione che il Padre nostro sia stato tratto proprio da quest’inno:

Oh Amon, Amon, che sei nei cieli…
…Padre di chi non ha madre.
Quanto è dolce pronunciare il tuo nome.
Dacci come la gioia di vivere, il sapore del pane per il bimbo,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Tu che mi hai fatto vedere le tenebre, crea la luce per me.
Fammi dono della tua grazia, fa che io veda te ininterrottamente! Amon

Come fonte viene citato il libro di A. Barucq e F. Daumas, Hymnes et prières de l’Egiypte ancienne, ed. 1980 (cfr. Pier Tulip KRST, ed. marzo 2012, p. 189)

Nel testo di Barucq e Daumas l’inno viene intitolato Preghiera di un cieco ad Amon, veniamo informati che esso è presente in forma di graffito nella tomba di Pairi, l’inno fu tradotto nel 1928 da A.H. Gardiner (link), secondo questi sembra che l’inno sia stato scritto per un uomo cieco di nome Pawah da suo fratello Thay o Bathay. Barucq e Daumas traggono la loro traduzione francese dal libro di Siegfried Schott Les chants d’amour de l’Égypte ancienne, che a sua volta ha tradotto l’inno dalla versione tedesca grazie a Paul Krieger dal libro di Otto Firchow Ägyptologische Studien H. Grapow zum 70. Geburtstag gewidmet, 1955.

Riporto di seguito l’intero testo francese originale in modo che chiunque possa fare personalmente le proprie verifiche, ho evidenziato in grassetto i versi che presumo essere quelli corrispondenti alla traduzione anonima:

La troisième année, e troisième mois de la saison de l’inondation, le dixième jour; roi de Haute ey BasseEgypte, Seigneur du Doble-Pays Ankhkhepe <rou> rê, aimé de […] ; fils de Rê, Neferneferouaton, aimé […].

Adorer Amon, se prosterner devant Onnofris;
par le prêtre, le scribe des offrandes divines d’Amon dans la demeure d’Ankhkheperourê à Thèbes, Pawaḥ, fils de Iotefsonb. Il dit:

Mon cœur (désire) te voir,
Seigneur des perséas,
lorsque (?) ta gorge porte le vent du nord.
Tu fais qu’on soit rassasié sans qu’on ait à manger;
tu fais qu’on ait à boire.

Mon cœur (désire) te voir,
mon cœur est dans la joie, Amon, protecteur du pauvre!

Tu es le père de celui qui n’a pas de mère,
l’époux de la veuve.

C’est chose douce de prononcer ton nom!
Il est comme le goût de la vie,
il est comme le goût du pain pour l’enfant,
(comme) l’étoffe pour quelqu’un qui est nu,
[…..] come le goût du fruit de [….] à la saison des chaleurs.
Tu es comme [….] avec (?) [….] son père [….].
Tu es come le goût du [……] le Régent (?),
(comme) le souffle de la (brise ?) pour celui qui est en prison.
La paix […..]
[……] le Seigneur au bon caractère, qui pardonne.
Tourne-toi vers nous Seigneur éternal!

Tu étais ici alors que rien n’existait,
tu étais ici et ce fut la provende (?).
Tu as fait que je voie les ténébres [….] que tu donnes (?).
Fais la lumière pour moi, que je te voie (?).
Penche (vers moi) ton ka,
penche ton beau visage bien-aimé.
Tu viendras de loin!
Fais que te voie ton humble serviteur, le scribe Pawaḥ.
Accorde-lui que Rê se penche chaque fois (sur lui).
Vraiment, c’est bon d’être à ta suite,
Amon, grand Seigneur pour qui le cherche,
si toutefois (?) on le trouve.
[…..] puisses-tu chasser la crainte,
puisses-tu placer la joie au cœur des hommes.
Mon visage se réjouit (de) te voir, Amon!
Alors il sera en fête, chaque jour.

Pour le ka du prêtre, scribe du temple d’Amon dans la demeure de Ankhkheperourê Pawaḥ, fils de Iotefsonb.

Pour ton ka! Passe un jour heureux au milieu de tes coincitoyens! Son frère, le scribe dessinateur Batay (?) [….] la demeure (de) […….] Ankhkheperourê.

A. Barucq e F. Daumas, Hymnes et prières de l’Egiypte ancienne, pp. 204-206

Ora proviamo a tradurre i versi evidenziati:

Sei il padre di quello che non ha madre…
…È dolce pronunciare il tuo nome!
È come il gusto della vita,
è come il gusto del pane per il bambino,
Tu hai fatto che io veda le tenebre […] che tu dai (?).
Fai la luce per me, che io ti veda (?).
Veramente, è bello essere al tuo seguito
Il mio viso si rallegra (di) vederti, Amon!

Letto così l’inno ad Amon sembra proprio che non abbia nulla a che fare con il Padre nostro, evidentemente l’anonimo traduttore aveva “necessità” al che l’inno somigliasse il più possibile al Padre nostro, ha quindi aggiunto frasi come Oh Amon, Amon, che sei nei cieli… e sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, che sono totalmente estranee al testo, inoltre è stato cambiato il “senso” ad alcune frasi, possiamo vedere come una lode È come il gusto della vita, è come il gusto del pane per il bambino, sia diventata una richiesta Dacci come la gioia di vivere, il sapore del pane per il bimbo, infine ha posto una sola volta i punti sospensivi (…) come a far voler capire che il testo è interrotto in un sol punto mentre in verità è un collage di versi vari, taroccati ed inventati.

Sempre sul web troviamo un altra traduzione di un presunto testo egizio precursore del Padre nostro:

Il Dio di questa Terra è il governante dell’orizzonte,
è Dio per fare grande il suo nome,
lo dedica all’adorazione del suo nome.
Data la sua esistenza di Dio,
Egli negozierà per te,
la sua somiglianza sta sulla Terra,
a Dio è dato incenso e come alimento offerte quotidiane,
Dio giudicherà il vero e l’onesto e perdonerà i nostri debitori,
Vigila contro le cose che Dio disdegna,
mi preserva dal male,
Dio è il re dell’orizzonte, della potenza, e della gloria,
Egli fa crescere chiunque lo faccia crescere,
permettimi che sia domani come oggi.
Amon. Amon. Amon.

Riguardo al testo viene detto che è tratto dal Papiro di Ani che è la versione più conosciuta del Libro dei morti egiziano.

Purtroppo la verità è ben altra, andiamo ad approfondire.

Anche in questo caso chi ha eseguito la traduzione in italiano è un anonimo, questi in realtà ha tradotto quanto scritto da Ralph Ellis in Tempest & Exodus, p. 31:

Ellis

Ralph Ellis riporta come fonte del testo le Maxims of Ani, cioè le Massime di Ani meglio conosciute come l’Insegnamento di Ani, questo testo contrariamente a quanto qualcuno pensa non ha nulla a che vedere con il Papiro di Ani, sono due scritti completamente diversi.

Controllando il testo in inglese e quello in italiano si possono notare tre “aggiunte” fatte dal traduttore anonimo, credo che ciò sia stato fatto per rendere il testo più somigliante al Padre nostro:

The god will judge the true and honest.
Dio giudicherà il vero e l’onesto e perdonerà i nostri debitori.

(God) is the king of the horizon.
Dio è il re dell’orizzonte, della potenza, e della gloria

Amen
Amon. Amon. Amon.

Ma torniamo all’autore Ralph Ellis, egli in nota riporta la fonte da dove ha tratto il testo delle Massime di Ani, si tratta di un libro di Wallis Budge Egyptian Book of the Dead (link), ed. 1895, quello che Ralph Ellis non spiega è che le frasi che di seguito riporterò intergralmente non sono l’intero testo delle Massime di Ani, che è molto più lungo, ma esse sono una compilation di frasi riportate da Wallis Budge come esempi dell’uso del termine egiziano neter che significa “dio” o “un dio”, in grassetto sono segnalate le frasi utilizzate da Ellis:

[1] The God is for magnifying his name.
[2] The house of God what it hates is much speaking.
Pray thou with a loving heart the petitions of which all are in secret.
He will do thy business, he will hear that which thou sayest and will accept thine offerings.
[3] Giveth thy God existence.
[4] The God will judge the right.
[5] In offering to thy God guard thou against the things which He abominateth.
O behold with thine eye His plans. Devote thyself to adore His name.
It is He who giveth souls to millions of forms, and He magnifieth whosoever magnifieth him. Now the God of this earth is the sun who is the ruler of the horizon,
(and) his similitudes are upon earth is given incense with their food offerings to these daily.
[6] If she (i.e., thy mother) raiseth her hands to God, he will hear
her prayers [and rebuke thee].
[7] Give thyself to God, keep thou thyself daily for
God; and let to-morrow be as to-day.

Wallis Budge Egyptian Book of the Dead, pp. Lxxxviii-Lxxxix (88-89) – link

Mia traduzione:

[1] Dio magnificherà il suo nome.
[2] Dio odia che si parli molto nella sua casa.
Prega con un cuore amante le suppliche di cui tutto sono allo scuro.
Lui farà il tuo interesse, sentirà cioè che dici e accetterà le tue offerte.
[3] Dona la tua esistenza a Dio.
[4] Dio giudicherà il giusto.
[5] Nell’offrire al tuo Dio stai in guardia contro le cose che Lui detesta.
Guarda con il tuo occhio i Suoi piani. Sii devoto nell’adorare il Suo nome.
È lui che dà le anime a milioni di forme, e magnifica chiunque magnifica Lui.
Ora il Dio di questa terra è il sole che è il sovrano dell’orizzonte,
(e) sue rassomiglianze sono sulla terra e dato a loro incenso come offerte di cibo ogni giorno.
[6] Se lei (i.e., tua madre) alza le mani a Dio, lui ascolterà le sue preghiere [e ti rimprovera]
[7] Dona te stesso a Dio, custodisciti ogni giorno per Dio, e lasciare che domani sia come oggi.

Il metodo applicato da Ellis è a dir poco imbarazzante, se confrontiamo i testi di Budge e Ellis notiamo che quest’ultimo ha spezzettato il versi di Budge, li ha poi assemblati in modo che i versi coincidessero più o meno con l’ordine seguito nel Padre nostro, ha poi aggiunto qualcosa di “suo” come la frase mi preserva dal male (Preserve me from decay) e ha ottenuto così il risultato che voleva!

Mauro Biglino – Il termine ebraico ruah deriva dalla lingua sumera?

Il termine ebraico ruah viene tradotto generalmente con spirito, vento o respiro ma può assumere anche altri significati. Mauro Biglino, un ricercatore indipendente, sostiene che il termine ruah deriva dalla lingua sumera, facendo quindi sua la tesi di un altro ricercatore indipendente, Christian O’Brien.

Biglino scrive:

Questa parola [ruàch] ha infatti origini molto più antiche della rappresentazione ebraica che abbiamo riportato; affonda le sue radici nella lingua sumera nella quale il suono RU-A veniva reso con un pittogramma molto esplicativo:

Ruah

Il disegno contiene due elementi: un oggetto superiore (suono RU) che si trova al di sopra di una massa d’acqua (suono A). – Il Dio alieno della Bibbia, p. 41

Come fonte di tale affermazione viene citato in nota Christian O’Brien che a tal proposito scrive:

Inoltre, occorre prestare attenzione al fatto che l’equivalente sumero al ebraico ruªh era ru-a e i pittogrammi sumeri più arcaici per le sillabe ru e a portano questa interpretazione una fase ulteriore:

Rua

Questi pittogrammi, negli orientamenti verticali in cui sarebbero apparsi su una tavoletta di argilla, sono molto indicativi di una qualche forma di un mezzo aereo ‘librante’ sopra l’acqua. Le ali (di cui 2 Samuele 22:11) sono chiaramente visibili, ma la parte inferiore non è il corpo di un uccello – è più vicino alla forma di una barca con una chiglia. La deduzione naturale sarebbe che la ruªh era in grado di volare e di atterrare sull’acqua. – The genius of the few, ed. 1999, p. 322 (cfr. link)

Mauro Biglino in un suo successivo libro Non c’è creazione nella Bibbia ha approfondito ulteriormente l’argomento:

Data l’estrema aleatorietà che caratterizza l’interpretazione dei pittogrammi, riportiamo diverse letture e traduzioni, accreditate anche in ambito accademico.
La parte superiore del pittogramma si trova nell’Iscrizione registrata col Codice 441 (441-NAb185) e viene letta alternativamente nei seguenti modi:

RU (lettura non accettata da tutti gli studiosi)
To send forth shoots, buds or blossoms; to gore.
Mandare avanti, lanciare getti, zampilli(?); germoglio, inizio, germe; fiore; lucente; colpire.

DU
To be finished, complete, tu be suitable, fitting; to be necessary; to butt, gore, toss.
Essere terminato, completo, perfetto, adatto, idoneo, necessario; urtare, colpire; gettare, lanciare in aria.
Già abbiamo visto in precedenza come DUGUD significhi anche “peso” e “nuvola”.

UL
– Come sostantivo: joy, pleasure, satisfaction; star, flower; bud; ornament.
Gioia, piacere, soddisfazione, stella, fiore; gemma; ornamento.
– Come verbo: to glitter; shine.
Brillare, scintillare, splendere.
– Come aggettivo: remote, distant (in time), ancient, enduring.
Lontano, distante (nel tempo), antico; che dura e permane

Come si vede le chiavi di lettura sono molteplici, ma la gran parte dei significati si attaglia perfettamente a ciò che stiamo ipotizzando. – Non c’è creazione nella Bibbia, pp. 74-75

Biglino non avendo dimistichezza con la lingua accadica e sumera fa un po di confusione, entriamo  nel merito:

La parte superiore del pittogramma si trova nell’Iscrizione registrata col Codice 441 (441-NAb185) e viene letta alternativamente nei seguenti modi

è cioè, come già riportato sopra, RU, DU e UL, questo però secondo Biglino, in realtà le cose stanno diversamente. Il segno cuneiforme Codice 441 è il seguente:

441

Fonte: Akkadian Sign List di Karel Píška

Come si può vedere il segno cuneiforme secondo il contesto letterario si può leggere UL, DU7 e RU5, ma cosa differisce questo da quello che afferma Biglino? Semplicemente dal fatto che DU7 non corrisponde al termine DU e che RU5 non corrisponde al termine RU.

Infatti il segno cuneiforme DU è il seguente:

du

mentre il segno cuneiforme RU è il seguente:

Ru

È chiaro che Biglino scrive di cose che non conosce ignorando due regole fondamentali del sistema cuneiforme è cioè l’omofonia e la polifonia.

L’omofonia l’abbiamo quando diversi segni cuneiformi possono avere lo stesso suono, di seguito vediamo ad esempio come può essere reso il suono du:

Du suono

L’esigenza di far capire, nelle trascrizioni dal cuneiforme, quale grafema sia stato impiegato per ogni suono, ha spinto gli assiriologi ad usare un codice di riferimenti diacritici, che abbiamo – per semplicità – espresso mediante numeri in pendice. Così, se leggendo una trascrizione in caratteri latini, incontro du11 , io so con certezza che il segno così trascritto – che si trova sulla tavoletta – è “KA”.

Non si è trovata una spiegazione per tanta sovrabbondanza di valori; si è postulata l’esistenza di toni (come hanno oggi le lingue cinesi) nel sumerico, ma non è possibile provare questo assunto e comunque resterebbe troppo alto il numero di referenti grafici per certe sillabe. – Pietro Mander, L’origine del cuneiforme, ed. Aracne, p.18

La polifonia si ha quando un segno cuneiforme assume differenti significati e differenti suoni come ad esempio il già citato segno KA:

Ka

inim/enem = parola
du = parlare
zu = dente
gu = gridare
ecc.

Chiarito che RU e RU5 sono due segni cuneiformi diversi ma che si pronunciano allo stesso modo, ci si potrebbe chiedere: il pittogramma sumero potrebbe corrispondere al segno cuneiforme meglio identificato come RU5? La risposta è no.

Premesso, come ha già specificato qualcuno in altra sede (link), che la lettura RU5 del segno cuneiforme è attestata intorno al 1000 a.C. cioè 2000 anni dopo il periodo a cui risalgono i pittogrammi precedentemente riportati, la questione è che il pittogramma semplicemente non corrisponde al segno cuneiforme di cui RU5 ma ad un altro per la precisione al segno ŠAGAN:

Shakan

Ma qual’è l’origine del errore?

Visto che Biglino fa riferimento a O’Brien è da capire cosa ha portato quest’ultimo a commettere il suddetto errore di attribuzione.

Dando uno sguardo alla bibliografia del libro di O’Brien risulta subito chiaro che l’errore è dovuto a materiale di consultazione troppo datato per essere affidabile, per l’identificazione dei pittogrammi O’Brien sembra abbia utilizzato l’opera di George Barton The Origin and development of Babylonian writing, risalente al 1913!

Questo non significa che ciò che è stato scritto da George Barton sia tutto sbagliato ma semplicemente che ogni riferimento ad esso va confrontato e rivalutato in funzioni ad ulteriori scoperte archeologiche, basti pensare ad Uruk i cui primi scavi iniziarono nel 1912, in seguito vennero riportati alla luce alcuni dei più antichi documenti sumerici, i risultati delle scoperte iniziarono ad essere pubblicati da Adam Falkenstein nel 1936.

In breve, George Barton nel testo citato riporta la seguente immagine:

Barton

La dicitura Del II, 130 a fianco al pittogramma fa riferimento al testo di Vincent Scheil Délégation en Perse Vol II, ed. 1900, p. 130:

Scheil

Nel 1901 George Barton scrisse alcune considerazioni riguardo il testo pubblicato da Scheil in Journal of the American Oriental Society, p. 126 – Link

Nel 1936 Adam Falkenstein pubblica Archaische Texte aus Uruk (ATU 1) dove in base a nuovi elementi l’ormai noto pittogramma non viene più identificato col segno cuneiforme UL o RU5 ma con ŠAGAN:

Sagan

Da allora fino ad oggi in tutte le traduzioni e successive liste dei segni il pittogramma è sempre stato traslitterato ŠAGAN, basti vedere come oggi viene traslitterata la tavoletta di Vincent Scheil sopra riportata, come ad esempio sul sito del CDLI (link) oppure nel testo The University of Chicago Oriental Institute Publications, Vol. 104 (OIP 104) p. 32 (link).

Quindi volendo pensare che O’Brien fosse in buona fede possiamo dire che il suo errore fu dovuta alla sua scarsa conoscenza delle fonti accademiche.

L’enigma della stele punica

Mauro Biglino nel suo libro Non c’è creazione nella Bibbia propone un ulteriore elemento da correlare al suddetto pittogramma:

Riportiamo qui di seguito la riproduzione precisa della stele che si trova al Museo Nazionale di Cartagine.
Come già detto, l’attribuzione è incerta: sumero-accadica per alcuni, fenice per altri. Già abbiamo rilevato come l’area geografica di appartenenza delle due culture sia comunque quella mediorientale nella quale la civiltà sumera ha fatto da culla per quelle sviluppatesi in seguito.
Il reperto (14) è stato datato al 1950 a.C. e costituisce l’immagine originale della riproduzione che abbiamo esaminato in apertura del capitolo:

Biglinostele

Abbiamo la rappresentazione di una scena che si adatta perfettamente a quanto descritto nella Genesi: un oggetto che si libra – merachefet [merachefet] – sull’acqua.
Per correttezza e completezza d’informazione va detto che quest’immagine è stata interpretata anche come la raffigurazione di un eclisse, ma le proporzioni tra il presunto sole e la falce di luna non hanno alcun rapporto con la realtà e il simbolo solare si trova comunque ben visibile in alto a sinistra.

(14) La segnalazione del reperto originale ci è stata fatta dall’amico Stefano Sepulcri, cui va il nostro ringraziamento.» – p. 73

Qualche tempo prima che Biglino pubblicasse il suo libro Non c’è creazione nella Bibbia, nei commenti ad un suo piccolo articolo (Riflessioni sulla traduzione dei testi antichi) presente sul suo sito web, egli anticipò quanto sopra descritto. Personalmente partecipai alla discussione chiedendo quali fossero le fonti delle informazioni riportate ma non mi vennero mai fornite, dopo la pubblicazione del libro scrissi a Biglino il seguente commento:

Biglino

Purtroppo il mio commento non solo non superò la moderazione di Biglino ma in seguito tutti i commenti all’articolo sono stati eliminati! – Link

Va chiarito che O’Brien non prese mai in considerazione la stele citata da Biglino, inoltre le stesse parole di O’Brien possono avere diversi significati:

Questi pittogrammi, negli orientamenti verticali in cui sarebbero apparsi su una tavoletta di argilla

Non si capisce se O’Brien abbia effettivamente visti i pittogrammi su una tavoletta o se ipoteticamente potremmo trovarli. Considerato che O’Brien è morto nel 2001 e che nel suo libro non viene detto a quale tavoletta si riferisce, ho provato a contattare per interposta persona la moglie nonché coautrice del libro di O’Brien per una delucidazione, ad oggi non mi è arrivata alcuna risposta.

Tornando alla stele cartaginese l’immagine originale è la seguente:

Stele Cartagine

Provando a fare chiarezza sul reperto ho contattato Léo Dubal pronipote di Jean H. Spiro di cui collezione la stele fa parte (link), Dubal è autore di opere come L’énigme des stèles de la Carthage africaine – Tanit plurielle ed Atlas pictographique: 243 tactigrammes inédits votives stèles de Carthage.

Ho chiesto a Dubal se la stele fosse conservata al Museo Nazionale di Cartagine (link), egli mi ha risposto di no, la stele è in suo possesso ed è conservata nel suo atelier in Francia!

Ho anche chiesto a Dubal a quanto risalisse il reperto, egli mi ha detto che in base alla qualità delle incisioni esso è databile tra il 300 e il 200 a.C.

Nonostante Biglino dica che “alcuni” ritengono la stele un reperto “sumero-accadico” nessun studioso che abbia titoli in merito ha mai affermato una cosa del genere, sempre che quegli “alcuni” non siano i soliti “ricercatori indipendenti”.

Riguardo al simbolo della stele il fatto che non riproduca il pittogramma sumero ma un segno punico lo confermano moltissimi altri reperti fenici-cartaginesi, spesso è posto al di sopra del noto “segno di Tanit”, riporto di seguito un paio di esempi:

Tanit

Tanit2

Tanit fu la principale dea venerata dai cartaginesi, era la dea della fertilità, dell’amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla luna e alle messi, nella religione greca Tanit veniva paragonata a varie divinità tra cui Artemide dea della caccia, della selvaggina, dei boschi, del tiro con l’arco, della verginità e anche una divinità lunare personificazione della “luna crescente”, nulla di strano quindi che il simbolo punico scambiato da Biglino per un pittogramma sumero rappresenti per gli “esperti in materia” appunto la luna crescente.